Archivio mensile:settembre 2007

Non ho capito la domanda

Non so se avete presente un esame orale di abilitazione alla professione. Oggi mi è sembrato di rivivere quel momento che altalena tra l’assurdo e il più scandaloso realismo. Sta di fatto che sono andata. Nell’attesa, smacco qualche parolina giusto per parlare con Patasnella, ma si dai tranquilla andrà bene tu sei brava ma figurati se ti chiederanno questa cosa ma non ti preoccupare che lo vuoi un cèuingum ? Nel frattempo non mi lascio sfuggire delle celeri occhiatine ai membri di commissione. Ti dirò, Patasnella, stai serena che non mi sembrano molto fastidiosi.
La chiamano, dopo aver giudicato non idonea una candidata che, sostenuto un esame sulla sufficienza stentata, ha placidamente dichiarato “Deontologia ? Non sapevo che si dovesse studiare”. Che dire. Se alla domanda avesse risposto “… ehm .. si .. diciamo che .. insomma più o meno … si perché .. no il fatto è che …” forse ce l’avrebbe fatta. Forse.
La nostra si siede dinanzi alla commissione. E io anche mi siedo.
Sciorino un po’ la mia sciarpetta di cotone al collo, accavallo le gambe non accavallo le gambe va beh ora le accavallo, prendo la borsa poggio la borsa sulla spalliera della sedia, sigarette no diamine adesso non posso fumare, e va beh dai resisti un po’. Mi guardo intorno. Mi guardo accanto.
Mi ritrovo seduta al banco tra due ragazze, entrambe magrissime, occhialute, capello liscio da piastra, quadernone a quadretti, penna a sfera, jeans e camicina chiara, mani nervose. Due gemelline eterozigote secondo me. E chiacchierano. Chiacchierano dietro la mia schiena sottovoce fino all’inverosimile.
         Ma guarda che stronzi questi .. l’hanno bocciata perché non ha studiato deontologia …
         Si si sono proprio stronzi.
         Quelli lo fanno apposta.
         Si si lo fanno apposta. Stronzi.
         Ma tu la stai studiando deontologia ?
         Io no. Tu ?
         Io un po’, ma non mi piace. Che palle.
         Ah allora dai, poi mi fai un sunto veloce !
La commissione inizia con le domande, partendo dai compiti scritti dell’esame di dicembre. Una delle due sedute accanto a me, la bionda, comincia l’idillio e mi fa :
         Senti scusa, che le ha chiesto ? Che le ha chiesto ?
         Mah, guarda ha appena cominciato. Stanno parlando delle prove scritte.
         Ahhhh … capisco … si ma che ti chiedono delle prove scritte ?
         Beh, presumo, se non ricordo male, ti chiederanno perché hai scritto quello che hai scritto.
         Ahhhh … capisco … caspita. Che sssssstronzi che sono …
La guardo con stupore. Non le rispondo, preferisco ascoltare l’esame della mia cara. È stata in gamba, ha dribblato egregiamente un paio di domandine trabocchetto sugli scritti. Iniziano le materie d’esame. Parte il pescaggio dei biglietti dalle buste. Parte anche la mora, seduta dall’altro lato e mi dice :
         Scusa scusa .. che le ha chiesto ?
         Non lo so, ancora non estrae la domanda.
Estrazione della domanda.
         Scusa scusa, che le ha chiesto ?
         Senti, scusa eh, ma sei sorda ?
         No guarda.
         Ah no, perché a me pare di si. Eh.
Mi inizio ad innervosire e penso che queste due fino alla fine dell’esame le prenderò a schiaffi. Sento una delle due che sbuffa, infastidita. Comunque. La mia cara risponde alla grande, se la cava benone. Prossima domanda. Torna all’attacco la bionda.
         Ma tu anche devi fare l’esame ?
         No, l’ho fatto tempo fa.
         Ahhhh … capisco … quindi sei già avvocato?
         Così pare.
         E che ti chiesero all’esame ?
Io non ce la posso fare con ‘ste due. Aiutatemi. Non rispondo, facendo finta di non aver sentito la domanda della bionda. Intanto riesco a capire che la nostra si disbriga piuttosto scioltamente su differenze tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. Ed io tiro un gran sospiro di sollievo. Estrazione domanda. A sto punto tocca a me, però. Rivolta alla bruna, scocciata come non mai dal mio atteggiamento.
         Ma perché ti segni le domande ?
         Perché così so cosa hanno chiesto agli altri.
         Ahhhh … e una volta che lo sai a che ti serve ?
         Mi vado a studiare quelle cose.
         E il resto ?
         E il resto anche. OVVIO.
         Ahhhh … e allora che te le segni a fare le domande ?
Io lo so che si sta incazzando e sta pensando ehi tu ma chi ti credi di essere. Io lo so. Che in molti mi dicono ehi tu ma chi ti credi di essere. Però so anche che era meglio se stavi a studiare a casa invece di star qui a rompere le palle a me che devo sentire l’esame. Azzo. E va beh, ci sono capitata seduta lì. Pazienza.
Ancora domande. Catturo impercettibilmente questioni su direttive comunitarie, regolamenti, poi diritto ecclesiastico. E via. La nostra parla parla, ogni tanto la interrompono ma le se la cava. Stiamo per concludere. Per sommi capi.
Deontologia.
Estrazione.
Domanda.
La brunetta si fa coraggio, e sommessamente mi chiede :
         Senti, non ho capito la domanda di deontologia … scusami …
Oddio. Mi comincia a far pietà.
         Il procedimento disciplinare nei confronti di un avvocato.
         Ahhh … mamma mia .. e che roba è ?
         Beh, il procedimento disciplinare è importante. Studialo.
         Si si … lo studierò allora …
         Poi durante la professione vedrai .. basterà un nonnulla per …
         Per ?
         Per farti subire un procedimento disciplinare.
         Ah si ? E da chi ? Ma chi lo fa sto procedimento disciplinare ?
         Lo fa il Consiglio dell’Ordine, per sommi capi. Ed in sintesi.
         Ahhh … ma te lo possono fare per esempio a seguito di un esposto ? Come le denunce ?
         Te lo possono fare, per esempio, a seguito di un esposto. Per esempio.
         Ahhh .. capisco .. ma da parte dei clienti ?
         Anche.
         Non solo ?
         No. Soprattutto da parte dei colleghi.
         Che ssssstronzi … io vuoi la verità … io l’avvocato non voglio farlo …
         Ad occhio e croce ti appoggio. Saresti sprecata.
La commissione si ritira. Aspettiamo con ansia. Ricompaiono tutti. Il verdetto è positivo ma non avevo dubbi. Ce l’abbiamo fatta.
Wow.

In bocca al lupo

Forza Patasnella !

Accidili tutti oggi pomeriggio e torna vingitrice !

E se ti chiederanno della deontologia forense

il rapporto tra Avvocati e Giudici,

tu mi raccomando rispondi lesta e secca :

NON C’E’ MALE, GRAZIE !

Piccola praticante cresce,

supera l’esame scritto di dicembre

e va a sostenere quello orale.

Passatemi un kleenex che sto emozionata

ed incrociamo le dita.

Waiting For

Non chiedermi perché mi piace oggi questo autunno improvviso. Questa lieve pioggia ad intermittenza, questa sua impercettibile insicurezza. Non chiedermi perchè mi da l’impressione di essere protetta, di essere cullata, di essere tenuta in vita come se fosse tutto per una sola carezza. Non chiedermi perchè io desideri così tanto che vengano giorni di nebbia, ore di silenzio come quelle durante i mattini invernali in cui la luce tarda ad arrivare, come quelle delle sere in cui nevica, e si sta alla finestra a guardare da quale parte del cielo viene giù. Sarà perchè vorrei che alcune cose fossero già oggi. E se non possono essere già oggi almeno vorrei che quelle cose fossero domani, domani immediato. Non chiedermi perché appena la pioggia cessa, ed il cielo sembra diradarsi e schiarirsi, sento una leggera inquietudine, come se non vorrei mai tornasse il sole oggi. Sarà che so che dopo l’autunno, e l’inverno, tornerà la primavera. Ma finché questo autunno, questo prossimo inverno non arriveranno, quella primavera che sto aspettando da così tanto sarà più lenta a compiersi. Sarà che voglio vivermi l’inatteso pur sapendo già molto tempo prima che accadrà. Sarà che adesso, si adesso, nulla più ha importanza se non il consumarsi dei giorni, sperando che tutto, fino ad allora, venga e passi veloce. Più veloce di ieri. Più veloce di oggi.

Angelica

Dovresti spostarti più a destra e lasciarmi vedere l’effetto che fa il raggio di sole che adesso taglia il tuo ginocchio. E dovresti allargare un po’ di più le gambe, metterti comodo, rilassarti. Non guardare, non pensare.  Io non ho voglia di vestirmi ancora, non dirmi che ti imbarazza. Fa molto caldo, e questa primavera improvvisa e strana mi rende insofferente a qualsiasi cencio. Oh, ne avessi di quelli colorati e leggeri, di quei vestitini che scoprono appena le spalle, sai come quelli delle signore che si vedono in televisione. Ho voglia di starmene qui su questa bella poltrona, rannicchiata, con i piedi ritirati e le braccia attorno alle gambe raccolte, se non hai nulla in contrario. È simpatica questa tua poltrona, è così gonfia che sembra di stare più in alto del mondo. Allunga il tuo braccio, apri di più la finestra. Fa caldo davvero. Questa notte sei stato dolce. Non sono abituata a tutte queste attenzioni, a tutte queste accortezze. Nessuno mi ha chiesto mai se mi pesava troppo addosso. Di solito ti schiacciano il corpo come carri armati russi in territorio ceco, ti frugano ovunque come rozzi cercatori di diamanti nelle acque insanguinate dei fiumi d’Africa, e ti sbattono con forza perché vogliono sentirsi padroni. Nessuno mi ha chiesto mai dove preferivo essere baciata. Certe volte i loro visi sono incorniciati da una barba dura e irta che lascia il segno. Ti ritrovi quelle lingue impastate di nicotina che fuoriescono spesso da bocche alcoliche dritte dritte in mezzo alle gambe. Lingue secche, secche come quella piana di terra affossata che era una volta il lago, quello che si vede lungo la strada per il mare. Ci sei mai andato al lago ? Io una volta, ma è stato tanti anni fa e le sponde della riva sembravano arrivare fino alla strada. Ci andai con i bambini dell’asilo, a fare una gita. Me lo propose mia sorella, ed io accettai con emozione. Lei è insegnante di scuola materna, è davvero una brava ragazza. Si è sposata lo scorso anno con il segretario comunale, lui è di qualche anno più grande ma la ama di un amore immenso. Non riescono ancora ad avere bambini. A volte mia sorella è depressa, e prende delle pillole che credo non le facciano molto bene. Lei mi risponde con il suo tono misurato di voce che con quelle è felice. E allora la lascio fare. Hai delle belle mani, le tieni così aperte che racchiudono la tua faccia e non mi lasciano vedere le guance morbide che hai.  Le tue dita sono agili e sottili, e i palmi delle tue mani sono così lisci. È stato bello che tu mi abbia accarezzato piano la schiena dopo aver finito tutto, e mi dispiace essermi addormentata senza accorgermene. Avrai pensato che sono una che dopo aver fatto l’amore si addormenta proprio come fanno alcuni uomini che sono soddisfatti di essersi sfogati, si mettono su un fianco e tu non esisti più. Forse è strano davvero che io mi sia addormentata. A scuola dicevano sempre che ero una bambina troppo vivace, persino troppo volitiva. Questo è scritto sulla mia pagella di quinta elementare che ritrovai un pomeriggio di un paio di mesi fa a casa di mia madre. La trovai ad ora di pranzo nel cassetto superiore del grande comò in sala, era stropicciata in mezzo a tutte le tovaglie e gli stracci per la cucina. E c’era scritto proprio così. Ero una bambina troppo vivace e troppo volitiva. Forse il maestro voleva scrivere molto volitiva. Eppure scrisse troppo volitiva. Forse era un modo per mettere addosso a me un senso di colpa e per proteggere sé stesso nel caso in cui qualcuno avesse mai scoperto che mi accompagnava sempre in bagno quando dicevo che dovevo uscire dalla classe per fare la pipì, che voleva sempre aiutarmi ad aprire i grossi e massicci pantaloni imbottiti, che calava le mie mutandine tenendo con una mano alzata la canottiera di lana ed il maglione. Mi toccava lì, proprio lì, con quelle mani fredde che aveva. E mi diceva di fargli vedere se era vero che la pipì usciva da quel punto, e che come lui era il maestro che insegnava ai bambini le cose che non sapevano così anche i bambini dovevano insegnare a lui cose che non sapeva. Non dici una parola, forse io parlo troppo. È che mai nessuno prima mi aveva fatta sedere su una poltrona come questa, mi aveva lasciata libera di non vestirmi, non mi aveva mandata via perché sarebbe arrivato qualcuno in casa da un momento all’altro. Mai nessuno mi aveva dato tutti i baci sulla bocca che mi hai dato tu stanotte. Mai nessuno mi aveva ascoltata per così tanto tempo, senza dire nulla. Io non mi chiamo Eva, ieri sera ti ho detto una bugia. È che tutti mi chiamano Eva da sempre, da quando ero piccola, ed io c’ho fatto l’abitudine a sentirmi chiamare come la prima donna, e, sai, fa anche un certo effetto sentirsi chiamare Eva mentre un uomo ti scopa sbattendoti per appena un minuto, anche se l’effetto svanisce subito. In fondo è solo un’illusione, come il mio nome. È tutta un’illusione. Anch’io sono illusione per me stessa.
Io mi chiamo Angelica. Come mia nonna.

Vicinati

Vuoi chiamare la polizia ? Bene, chiama la polizia, dai chiamala. Cosa dirai, che ho dato da mangiare le polpette avvelenate a tutti i tuoi gatti che ogni giorno si infilavano nel mio giardino, miagolando continuamente fin dalle prime ore del mattino tanto da svegliarmi ? Oppure che ho svuotato tutti i miei sacchi dell’immondizia davanti al tuo portone di casa perché ogni giorno trovo la tua auto parcheggiata nel mio, e dico il mio posteggio, quello che ho comprato insieme alla mia casa ? Vuoi vedere l’atto di acquisto che te lo tiro fuori in un attimo o cosa ? Guarda che io ho tutto eh, io ho tutto conservato, che credi che io mi faccia infinocchiare da te ? Allora, vuoi chiamarla o no questa benedetta polizia. Forza, chiamala, e vediamo che faccia faranno gli agenti quando dirò loro che ogni volta che inviti qualcuno a casa tua puntualmente suona il mio citofono, visto che saranno almeno sei mesi che non ti degni di far aggiustare il tuo, ed io a qualsiasi ora anche della notte mi devo alzare dal letto e devo aprire la porta ai tuoi amici. O forse dovrei dire alla polizia che ti ho dovuto lanciare un secchio d’acqua fredda addosso perché completamente ubriaca questa estate non la smettevi di piangere ed urlare lungo l’ingresso del portone a causa di un idiota che prima ti aveva spudoratamente corteggiata e poi ti ha dato buca ? Chiama la polizia, su. Guarda che non aspetto altro per poter finalmente sputare qualche rospo che ho dentro da molto tempo, ma molto davvero. E sai cosa dirò anche? Dirò che tu sei l’unica che alle assemblee di condominio viene sempre in ritardo, e che noi tutti altri si devono attendere i piaceri ed i bisogni tuoi per poter poi iniziare finalmente a parlare di qualcosa di concreto, ed anzi meglio che io non tiri fuori il discorso del rifacimento delle facciate del palazzo perché proprio non ti conviene sai. Allora, cosa aspetti a chiamarla ? Così finalmente potrò togliermi lo sfizio di dire anche che stranamente arrivi a casa sempre prima dell’orario di fine giornata degli statali, perché guarda cara che io lo so che te timbri il cartellino prima dell’orario, e che dicono tu abbia in ufficio il capo dalla tua parte, ecco perché ti è consentito. Chi me l’ha detto ? Lo so e basta ! Lo sanno tutti qui nel palazzo che te la fai col tuo capo, anzi, se chiami la polizia io dico anche che probabilmente tu sei entrata a lavorare lì, si proprio lì, perché avevi una bella spinta dietro, ma di quelle che spingono proprio in avanti, ma avanti avanti eh. Farò fare delle indagini su quel fantomatico concorso a cui avresti partecipato, mentre tutti qui nei dintorni sanno che non hai superato neanche le prove scritte di quel concorso, epperò ti ritrovi lì seduta comodamente con il tuo culo sulla poltrona a quella tua scrivania così carina dando ordini a chiunque. Se chiami la polizia guarda io ti sputtano per intero mia cara, e dirò anche che tuo marito ci ha provato con me, ma sai quante volte ? Si, tante volte. Tantissime volte. Tuo marito, mia cara, è davvero un uomo sfrontato, si vede che non lo hai abituato bene a letto. Quando tu eri al mare con le tue amiche del corso di ballo, quando sei stata in montagna per la settimana bianca con i tuoi colleghi di lavoro, quando sei tornata nella tua città natale perché tua sorella doveva partorire, tuo marito ci ha provato con me. Io, alla polizia, le dico tutto, anche questo sì, che il tuo caro maritino ci ha provato con me, e Dio solo sa cosa ho dovuto fare per non cedere alla tentazione, eh sì che era anche un bell’uomo, ma io mica sono una donna come le altre io, io no, io non rubo i mariti alle mie vicine di casa anche se loro mi fanno avances sfacciate e mi inviano lettere infuocate di passione. Io, i mariti delle mie vicine di casa, se li becco a letto con una che non è la moglie, al massimo li uccido.
Che vuoi che sia.

Sfilate

Il Patriotta integerrimo e sanguinolento o Santoro che salta col Grillo ?

 

NON MI SONO FATTO MALE EH !

SUCCESSO NIENTE !

MISS-CAPPANO I NERVI BAD D’ SCIO’ MAST GOON !

ALLEGRIA AMICI TELESPETTATORI !

La Via Del Samurai di Eisler Barry mi salvò dall’incubo.

( S ) CADUTA

No perché se sei sincera con tutti è comunque meglio mia cara. Che fa che poi ti diranno che sei stata spietata, o che avresti potuto usare termini diversi. Beh si, diciamo che potresti modificarti un pochino. Andrebbe giusto giusto fatto un piccolo ritocco a quegli scatti impulsivi che hai. Quel tuo linguaggio quasi bifolco non si addice mica ad una signora. Ma in fondo, mia cara, non ti cambierei. Passerei giusto un po’ l’attrezzo su quegli angoli ottusi del tuo cervello, che sei ottusa davvero certe volte eh. Ma in fin dei conti se tu non fossi così non piaceresti mica. Allora sai pensavo, perché non provare a cambiare la faccia ? Insomma, con sommette da poco oggi ti viene su un nasino alla francese che è una vera bellezza e degli zigomi tirati che sembrano soppalchi. No non che i tuoi non fossero già belli, chiaro. Tu no, tu non devi cambiare mia cara, ti snatureresti. Tu devi restare esattamente come sei. Magari … pensato mai soltanto ad aggiustare un po’ quei capelli così ribelli ? Dico, visto mai che uno stiraggio permanente con quegli acidi del mio parrucchiere di fiducia abbia effetti miracolosi. Eppure, guarda, penso che forse se tu non avessi questi capelli qualunque altra chioma non ti starebbe mai così bene. E poi, piacevano tanto a lui o ricordo male ? Ho saputo quello che è successo con la tipa sotto casa tua, l’altra sera. Mi chiedo cosa abbia la gente oggi in mente. Assalirti così in mezzo alla strada, come una cagna, soltanto perché suo marito ti ha accompagnata a casa. Ma dico, gelosa del marito per una collega di lavoro ? Oh beh, mi hanno anche riferito che la tua reazione non è stata delle migliori. Ma è vero che l’hai presa per i capelli ? Ah no, credevo di sì, mi era parso di aver capito questo. Sai, ne parlavano, così. Cosa ho pensato io ? Ma dai cosa devo pensare, figurati. Io di te non penso nulla mia cara, è soltanto che conoscendoti ci ho creduto anche se in realtà non ti ho mai vista fare cose del genere però, sai, l’immaginazione è fervida e certa irruenza ti si addice senza sforzi di fantasia. Cara, preso poi quell’orrendo vestito rosso nel negozio all’angolo ? Non capisco come possa piacerti così tanto il rosso. Non sei nemmeno bionda, non ti sta bene il rosso, dovresti tendere a colori pastello, o colori che fanno luce sulla tua carnagione un po’ scura. Sei incorreggibile, cherie ! Pare propro che tu non abbia un minimo di gusto estetico ! Eppure quando sei così, vestita in questi tubini sobri e monocromatici sei uno schianto, lo sai. Ah ! Ho prenotato un ristorante favoloso, ha appena aperto sul corso principale. Di un lusso che il mio conto in banca unito al tuo non fanno neanche la metà di quel che può costare mangiare e dormire lì una sola notte. Ho anche prenotato una stanza sai. Ci vado con lui, ricordi ? Si, proprio lui, quello che hai conosciuto anche tu un paio di settimane fa. Si, è vero ti guardava spesso ma a me, cara, ha lasciato il suo numero di telefono prima di andare via. Io non gliel’ho mica chiesto, non faccio queste cose, lo sai che sono riservata. Ah, quindi vi siete visti ? Oh perbacco ! E non mi racconti nulla ! Ah … a lavoro, capisco. Beh, è un bell’uomo no ? Si, molto affascinante, con quell’accento nordico e quella andatura leggermente ondivaga. È stato a casa tua tre sere fa e non mi hai detto niente ? Che cosa strana. Mia cara, mi aveva detto che tu gli eri parsa antipatica ed indisponente di primo acchitto. Non dirmi che … Ah … scopato ? Ah beh allora se così è a me non cambia di molto la vita. Io divido tutto con le mie amiche, con te poi. Basta che non mi parli in quel modo così scadente. A volte sei davvero di cattivo gusto. Mia cara.

Eppure l'altra volta mi era venuta buona

La volontà.

E’ quella mi salva, lo dico sempre.

Davanti a tutto, di fronte a tutti.

Sempre e solo la volontà.

Una volontà di ferro.

Un poco a cavoli miei ma sempre di volontà di ferro trattasi.

Si sa che io ci ho la volontà di ferro.

Anzi no, una volontà di acciaio ecco.

Una volontà di acciaio temperato, sì.

Temperatissimo direi.

Più temperato delle matitine colorate a scuola.

E allora io non mi arrendo.

Perché se mi metto in testa una cosa è inutile.

Si fa come dico io.

Come voglio io.

Non come vuole la farina, o come vogliono le uova, o come vuole la teglia.

E allora … sarà stata colpa di quello stronzo del matterello ?

Secondo me c’è bisogno di un forno nuovo.

Ecco sì, allora è tutta colpa del forno.

Forno bastardo che non sei altro.

Perchè non hai cotto al punto giusto ?

Insisterò ancora, e tu tesoro sarai contento.

Finché non ti ingozzerò di dolci chè se poi non te li mangi ti faccio vedere io !

Tutti te li dovrai intorzare !

Voilà.