Archivio mensile:ottobre 2008

Tracciati

Sicuramente domenica si andrà ai cimiteri. Si salterà sù in auto e si faranno i chilometri. Guarderò gli occhi di chi non c’è più e dirò che peccato, avessi potuto vedermi oggi. Potessi ascoltare ancora le tue storie. Non fiori. Manco opere. Un esercizio quotidiano, alla fine. Quotidiano nella memoria. E sicuramente pioverà come ogni anno. E tutti saranno nervosi per la pioggia mentre io sarò l’unica ad essere contenta. Dicono che è possibile che nevichi. E’ possibile quì. Si, è possibile tutto quì. Preparerò la cena. Ho già in mente cosa. E preparerò una torta, perché se la preparo io mi diverto ed è più bello. Io me la faccio, io me la mangio. Che poi m’esce un pan di spagna da favola. Già testato in due occasioni. C’ho le prove. C’ho i testimoni. E’ divertente mettersi in cucina. Mi piace, come non credevo tempo fa potesse mai piacermi. Soprattutto con i dolci. Se ne compro una già pronta non è emozionante. Non so soffiare sulle candele. Tutti mi chiederanno di soffiare sulle candele. Ed io non ne sarò capace. Forse sputerò sulla torta invece che soffiare. Forse rideranno tutti come al solito. Ed io con loro. Sicuramente penserò a come si cambia. Al quanto no, non vorrò pensarci. Ma a come si cambia sì. Penserò a come imparare a fare a meno delle cose che non ho, o farmi bastare quelle che ho. Penserò a mia madre che dice di avere una figlia nebbiosa e sempre accigliata. Ed in quel momento tra me e me risponderò che qualcosa sarà andato storto fin dal mio concepimento. Qualcosa è andato al contrario. Il giorno, sì. E’ un giorno al contrario. Domenica sarà come ogni volta un giorno al contrario. Penserò che rido molto meno di quel che io stessa credo. Penserò che in fondo svestirsi quando fa freddo non è così malvagio. E quando nessuno dei miei grandi amori se ne accorgerà, appena bevuto l’ultimo sorso di spumante, cercherò la giacca ed uscirò in strada anche se sarà tardi. Salirò al castello. Lo vedo illuminato di azzurro, la notte da casa mia. Lo vedo dal balcone della cucina e da quello della nostra stanza da letto. Lo vedo ogni giorno e non ci vado da tempo immemore. Salirò su al castello e mi siederò sul muro. Una volta lo facevo spesso. Una volta, quando volevo leggere o studiare all’aria aperta per gli esami salivo sempre sù. E da lì potrò vedere la città. Tutta intorno. Da lì, la città, non fa rumore. Sembra muta. Da lì la città è piegata. Io potrò vedere lei e lei potrà vedere me. Potremo spiarci senza barriera, senza nasconderci. Come due nemici faccia a faccia, che appartengono a terre diverse. Come una guerra sanguigna dei geni d’origine. Ciascuna con un ghigno stampato sul viso come di chi sa di essere forte anche quando gli altri ci credono deboli. Salirò al castello e guarderò tutto da lì sopra. Anche i miei anni. Che mi piacciono così tanto che solo io lo so. E non ci sarà bisogno di dirci niente. Non ho bisogno di dire niente a nessuno.

Istantanee ( Scatti di Voci )

 

 

Non ci stanno qui tutte le cose che avrei da dire. Non ci stanno perché sono troppo grandi. Se fossero tante, se fossero solo tante e basta saprei trovare il modo di infilarle una ad una, spingendole da dietro finché non si posizionano esattamente dove devono. Coprendo ogni spazio vuoto a disposizione. Ma quando le cose da dire sono grandi no. Spingerle finisce che le strozzi. Costringerle finisce che le rendi ribelli. Rinchiuderle in uno spazio senz’aria come questo finisce che ti muoiono sotto gli occhi. Hai ragione. Queste cose me le avevi già dette, hai ragione. Quante volte me le hai dette neanche più le conto. Tu le conti ? Io no. Ho cercato di conservare frammenti inutili, mentre ho tralasciato di ricordare quelli più importanti di te. Schiocco di frusta di cartone. Non ho paura. Mi fai sentire un blues ? Non ho paura. Uno di quelli stonati dai. Come me e te insieme. Dove devo guardare ? Lì ? Sì, guardo lì. Facciamo tutto in fretta. Sù, facciamo in fretta. Adesso scattami una foto. Sto ferma. Scattami una foto. Quanto conosci tu delle parole ? Usarle come se fossero la consacrazione dell’idea. Predisporle come si fa di una tavola imbandita per gli ospiti d’onore. Nei dettagli. Non ne sai niente tu. Hai il cazzo in tiro. Avvicinalo un po’. Le mie labbra ? Che ti frega se vengono mosse. Mi racconti ancora quella storia sui folletti ? Dimmi, sulla schiena o accasciata su di un fianco ? Scatta. Sì, certo sì. Il seno, lo scopro. L’ultima volta che mi sono ubriacata è stato un mese fa. Il tuo nome ? Dove vuoi. Non chiedermi cose che hai già deciso. Sto zitta. Va bene. Che faccio, mi siedo o vado allo specchio ? Puoi aprirmi la porta del cesso ? Mi viene da vomitare.

 

Dimmi, sei una genuina tu ? Ti tengo, sì. Ti tengo stretta. Ho fatto una magia per te oggi. Sono salito su un castello, in cima alla torre e ho dato comando agli sbandieratori di sotto, nel piazzale, di iniziare lo spettacolo. Last information for your safety : ti cerco perché ne ho bisogno. Allora tu perché non mi cerchi ? Ti aspetto qui, fai subito. Hai visto ? Il cuscino è basso ma il personale mi sembra cordiale. Dai, vieni quì. Questo tatuaggio l’ho disegnato io. Se tu fossi una puttana ti scoperei e me ne andrei senza pagarti, ed invece posso solo guardarti. Miseria maledetta. Stenditi, voglio darti un bacio a testa in giù. Dai, non ridere. La valigia è tutta in disordine. Se lo vuoi anche tu, perché non vieni più vicino a me ? Cristo, il tuo profumo.  Ho caldo. Hai un neo nascosto, lo sai ? Sono belle queste montagne. Ma tu sei proprio una stronza. Non spogliarti, faccio io. Ti prego, faccio io. Guardami, fammi vedere come mi guardi così non lo dimenticherò mai. Domani arrivo, ci sarai ? Vieni quì, sopra di me. Che ore sono ? E’ buio. Laverò la mia faccia col bicarbonato, indosserò una giacca rossa su di un jeans scolorito, metterò le scarpe da tennis. Sarò lì. E tu mi riconoscerai.

 

Ti ho portato un regalo. Davvero ? Si, ti ho portato un regalo. E’ in questo pacco, vedi ? Aprilo.

 

Ma tu lo senti questo caldo assurdo ? Si muove tutto cazzo. Sbrigati a uscire. Rumore di rumori. Oddio quì sprofondiamo. Dio santo, guarda le macchine parcheggiate come ballano. Sbrigati a uscire. Non vanno i telefoni. Guarda i bambini. Hai visto quanto poco ci vuole nella vita ? Stasera dormiamo in macchina. Vieni, che ne abbiamo bisogno. Perché ci hai messo tutto questo tempo ? Amore, non puoi capire. Calmati per favore. Ho visto la gente buttarsi in strada, in mezzo alle auto, dalle impalcature mentre lavoravano. Calmati dai. Compleanno di morte. Quì è un disastro. Servi i piatti. Dispiega le coperte. Tre biscotti. Hai freddo ? Ne hanno salvato uno.

Spazi

Piove poco. Così poco che io non so dove metterla quest’acqua. Piove di traverso. Piove come le briciole. Piove che mi pare un diluvio quello che servirebbe, ed invece è giorno di pioggia scarsa. Di pioggia piccola. Piove con il sole, dico. Piove con il sole. Piove che mi raggomitolo come se fosse freddo di dicembre e nevicasse. Ed invece si poteva andare al mare questa mattina. Si poteva andare al mare a prendere l’aria buona. Piove che ti chiedi pure se entrerà acqua dentro. Ed invece quest’acqua qui non arriva nemmeno a sfiorare i tetti dei palazzi. Si ferma a mezz’aria. Proprio lì. Né su, né giù. Piove che ti viene da alzare gli occhi. Solo per vedere se è proprio vero che ti si può fermare. E farti rimanere da qualche parte. Senza andare né venire. Così.

Ti amo, parliamone

E di quelle che fanno le tipe fighe, occhiali da sole vip, capello patinato, mano sbrilluccicante di anelli, bracciali di trenta chili al polso, faccia truccata assassina, vestite categoricamente di nero perchè il nero fa fèscion, alla guida della Smart che si mettono al centro della strada e poi si ficcano nelle corsie all’improvviso senza freccia direzionale, ne vogliamo parlare ?

[ To be continued ]

E di quelle signore al supermercato che ti sfronnano i piedi con i carrelli, e mentre tu imprechi e piangi istericamente per il doloro loro non se ne fregano niente, manco si girano, solo perchè devono arrivare prime a prendersi un quintale di pacchi di pasta col prezzo in offerta e mettono la scusa del caro-vita e della filiera ?

[ To be continued ]

E di quando sei in posta o in banca a fare la fila, prendi dalla macchinetta il ticket col numero di prenotazione, non c’è nessuno a parte te in attesa di fare le tue operazioni e nonostante non ci fosse nessun altro a parte te in attesa di fare le tue operazioni vedi gli impiegati che con aria di sfida e di sufficienza schiacciano continuamente il tastino dei numerini del display elettronico solo perché il tuo turno deve combaciare con il numero che hai sul ticket ? Ne vogliamo parlare ?

[ To be continued ]

E di quelli che tu c’hai una bottiglia di detersivo per la lavatrice in mano, mentre loro c’hanno tre carrelli di spesa pieni, e non ci pensano proprio, per dispetto, a farti passare per prima alla cassa ?

[ To be continued ]

E della tristezza delle diete ?

[ Maybe … to be continued ]

Commenti a caldo

S’attendeva da allora, lo so. Ma io ho bisogno dei miei tempi per certe cose. Così, quando i tempi sono maturi, si può procedere. E io proprio adesso procedo. Ora che ci ho squadretta e goniometro, m’avvio verso il progetto medesimo. Che la cosa più forte dei blog, si sa, sono i commenti. Perché il commento è lo strumento (che se lo adatti alla giusta parola vedi, fa pure la rima) principale (credono alcuni) del blog. Di certo è il mezzo essenziale di comunicazione tra chi scrive e chi legge. La logica dovrebbe essere che si legge, si lascia un pensiero su quel che si legge, possibilmente attinente, e poi te ne vai a casetta tua. No perché per esempio la moderazione t’aiuta poi a capire i commentatori, o meglio il loro perverso meccanismo.
Commentatore fatemi largo : il commentatore fatemi largo è quello che giusto per cominciare non gli sta bene che il tuo blog sia moderato. Che lui ci vuole la visibilità assoluta e guai se gli cancelli il commento-perla. Commento-perla del seguente tenore io non commento blog moderati perché sono contro la censura. Non gliene frega se scrive un commento così sotto un post in cui c’è scritto che ti sono morti tutti i gatti in casa, che hai perso il lavoro, e che domani probabilmente ti butterai dal balcone. Quel che conta è che lui sia contro la censura. Intanto però ti scrive. E ti fa fare anche la fatica di cancellarlo. Vabbuò.
Commentatore preparati ad accettare il vangelo : il commentatore preparati ad accettare il vangelo è quello che viene da te, legge, ti mena la sentenza come l’amo della canna da pesca e poi, ovviamente, ti fa la posta per giorni aspettando che tu ti penta e ti dolga con tutto il cuore dei tuoi peccati, o meglio di quello che hai scritto. Sintesi : raramente capisce quello che legge ma l’importante è lasciare il segno. Della croce. Appartengono al genere principalmente quelli convinti di stare tre metri sopra il cielo. Il che è tutto dire.
Commentatore adulatore : come scrivi bene complimenti sei bravissima davvero che brava che sei scrivi da dio complimentissimi eh complimentissimamente complimenti come vorrei saper scrivere così sei un mito sei un mito per me come te non c’è nessuno tu sei unica al mondo ti voglio sposare. Lo faccio anch’io a volte, ma evito la petulanza. Conclude con dovresti scrivere un libro. E non puoi far altro che rispondere tu anche. E fammi sapere che poi me lo compro.
Commentatore rompicoglioni : ciao bel blog facciamo link amici ? Ma chi cazz’ ti conosce.
Commentatore divagatore : questo è il migliore, e quello che più mi diverte a patto che sia un amico o una amica. Agli sconosciuti non è consentito divagare tranne se lo decido io e se mi fa piacere. Il commentatore divagatore appunto divaga. O meglio, il primo commento è quasi sempre attinente al post. Poi non si capisce più niente e se ne fa tutta una mischia. Le comiche nascono quando ci si trova in piu commentatori divagatori.
Esempio
Duchessa scrive il seguente post : Oggi piove e sono triste.
RMLK : patata piove anche qui ma a me piace tantissimo la pioggia
NYA : tesoro buongiorno non essere triste che succede dai che domani esce il sole
ZOE : se domani esce il sole vado al mare e marino la giornata a lavoro
NOALYS : beata te Zoe, io devo lavorare che devo produrre per aumentare il PIL nazionale
FIDATO : non guardi le previsioni meteo prima di uscire di casa ?
S4BS : buongiorno bellé :*
RMLK : buongiorno S4bs, ‘ttttttt’appost’ ?
Duchessa : scusate ragazze c’è il boss scassamarones ma fate con comodo
NYA : Zoe a quale mare vai ?
NOALYS : ma siete proprio stronze patateeeeeee !
RMLK : nessuno fa il caffè ?
FIDATO : voglio fare pure io la patata
S4BS : si è rotto un’altra volta il mio pc
Insomma, piano piano, lemme lemme, da che Duchessa stava triste perché pioveva s’arriva che ci si ritroverà tutte il giorno dopo sulla spiaggia a mangiare la frittata di maccheroni come Patrizia. Che se volete sapere chi è Patrizia fatevi apposita ricerca.
Commentatore insicuro : il commentatore insicuro è quello che vorrebbe scriverti e non vorrebbe scriverti, soprattutto se hai i commenti sotto il post ancora tutti chiusi in moderazione e lui praticamente non capisce se e cosa esattamente scriverti. Roba che manca di proprio intelletto e preferisce accodarsi agli altri. Se c’ha una sensazione, buona o cattiva che sia dalla lettura del tuo post, lui non si sbilancia. Fammi vedere prima gli altri che scrivono. Quindi aspettati che visiti il tuo blog quarantacinque volte, e ti scriva un unico commento appena tu pubblichi un post nuovo e i commenti di sotto al vecchio. E lui, finalmente, trova la pace dei sensi. Tornerà al prossimo giro di boa.
Commentatore coglitore : il commentatore coglitore, raro essere vagante in giro nella rete, è quello che ci coglie. Legge, ti scrive e ci coglie. Meraviglioso. Di un meraviglioso che pensi ah, è vero che scrivi per diletto tuo personale, ma questo qui ti da proprio soddisfazione. Ci pagherei una cena al commentatore coglitore. E uno dei tanti, e preciso tanti, commentatori coglitori devo citarlo perché io c’ho troppa stima di questo qui. Cito lui a capo della categoria cui fanno parte anche molti altri. Lui, che c’ha una mente che si viaggia all’unisono, e che lo trovate esattamente in questo posto.
Commentatore cinematografico : quello che legge i tuoi post e si fa i film. E la chiudo qui.
Commentatore ficcariello : il commentatore ficcariello è quello che si ficca. Si ficca un po’ dappertutto. Tipo, viene sul blog, il post non se lo legge manco per il cazzo, però si ficca lo stesso. O scrive un commento che risponde al commento di altro utente, contenente domanda che, ovvio, non era rivolta a lui, oppure si presenta cazzo cazzo bello bello e fa l’amico di turno. Cioè nessuno lo conosce, ma fa l’amico lo stesso. Che non è che uno non si può ficcare e fare amicizia. Ma fare l’amico senza conoscersi non sta bene. Presentati prima, poi ti ficchi.
Commentatore fotogenico : il commentatore fotogenico è quello che ti lascia le foto con le scritte glitterate. Se è sabato ti lascia la foto con buona domenica, se è venerdì ti lascia la foto con buon fine settimana, se è Natale o Pasqua o l’ultimo dell’anno ti lascia la foto con scritto happy birthday, perché confonde il tuo blog per quello di un altro. Ma non lo ammetterà mai.
Commentatore conciso : buongiò, buonasé, arrivedé, cià, bel post, afangul, tvb ( a scelta).
 
Mo, è ovvio che si fa per ridere e soprattutto perché ci avevo ‘sto post da scrivere a debito dopo vecchi discorsi con la Duchessa. Non facciamo che ci si offende, perché chi si offende è fetente. E adesso torniamo seri per favore. E non mi fate incazzare. Vogliamoci tutti bene. Stringiamoci la mano, e facciamo la catena dell’amore. Alé oh oh, alé oh oh.

C’è qualcosa che ho smesso di fare. Chiedere. A chiunque, qualsiasi cosa. Chiedere. C’è qualcos’altro che ho smesso di fare. Aspettarmi le cose dagli altri. C’è ancora una cosa che ho smesso di fare. E si chiama avere la sicurezza di conoscere le persone. Ed infine c’è un’ultima cosa che ho smesso di fare. Circondarmi indistintamente di gente. Il motivo non è difficile da comprendere. Il motivo non è complicato, né nascosto. Si chiama, semplicemente, involuzione. E non va necessariamente spiegata. Così come gli altri, quando hanno deciso per un tempo breve o lungo che sia di involversi, non lo spiegarono a me. Ed io ho saputo attendere il tempo delle nuove parole. Ho saputo attendere. Senza violare la regola. Ho smesso, a pensarci bene, di fare un’altra cosa. Rincorrere. Non ho smesso di correre. Ma di rincorrere. Un po’ come accade di certe cose della vita, di certe cose che giocano di velocità e rallentamenti a proprio piacimento. E poi sì, dovrei smettere un’altra cosa ancora. Ma quello è tutto un altro discorso.