Archivio mensile:febbraio 2009

Coup de Foudre

Per un istante potremmo essere proiettati in un passato sfuggente, che esiste solo nei ricordi ma che tangibile, tra le mani, non conserviamo più. Ci vorrebbe un attimo per vederti riaffiorare sul marciapiede, sbucare dall’angolo con una maglietta rossa indosso e il viso di uno che la sa più lunga di chiunque altro. Ci vorrebbe un attimo per sentirti di nuovo ridere delle mie facce buffe. E ci vorrebbe un attimo per guardarti di nuovo seduto, su un letto, con le braccia tese e le mani a stringere i miei fianchi. Il tempo a volte ti smarrisce. Altre invece, altre invece ti fa ritrovare. E ritrovarsi quando di far guerra non c’è più ragione, dell’odio ci siamo disfatti senza massacro, delle tensioni a pelle non si avverte più il dolore, fa sorridere. Restituirci a vicenda il dato e il tolto, il di più rispetto al mancante. Il non sentire bisogno di recuperare dalle stanze buie della mente le sensazioni più oscure, quelle penetranti, per restituirci invece i dettagli minimi delle frasi. Ascoltarti parlare di me come si fa delle cose che non si sono mai rotte e che con il tempo ancora si conservano intatte, mentre io custodisco la tua immagine fatta a pezzi, poi nuovamente assemblati. Sai bene, sai di ogni cosa che ci distingue e ci contiene allo stesso tempo. Io continuerei a ridere delle nostre risposte così totalitarie. E poi sussurrami sottovoce, ancora una volta come quelle volte, della tua asocialità, del tuo terrore del mondo, delle fobie che solo io conosco. Parlamene, e al tempo stesso guarda quanto apparteniamo ad un’altra dimensione. Sentilo, come me, che non c’è amore che si possa fare, che non esiste desiderio che si possa accendere e farci consumare. Ripetimi, stupito, che parlo meno di prima. Ripeti, stupido, che la mia voce ha quella calma che una volta era solo tua. Ti ascolto, mentre arranchi disorientato davanti ad una placidità che non credevi potessi mai possedere. Sai cosa mi piace e mi stupisce di te ? Che conservi tutto. Molto, molto più di quanto io non faccia. Io, non l’avrei mai detto. Conservi i gesti, l’affrettare dei passi. Rinchiusi. Io di te ho frammenti. Quelli delicati sono rimasti lì, in quel nostro bacio a testa in giù. Quelli taglienti invece, quelli sudati, li ho riposti in un angolo remoto della bocca. Avvicinati. Ho da restituirteli.

Quotidiana Mente

Un Giudice di primo grado assolve tutti, e poi se ne va chiedendo al C.S.M. un trasferimento per altro Tribunale. Dopo la sentenza del 2007 la situazione è scottante. E alla gentil giudice viene concesso di andare altrove. San Giuliano non si ferma e grida vendetta, il Collegio di Appello questa volta non si lascia intimorire e risponde per le rime a tutta la comunità. A volte, la giustizia esiste. Pubblico plauso ai magistrati coscienziosi. A volte, in Italia, è ancora possibile essere puniti per violazione di regole. Non male, di questi tempi. Nel frattempo un insegnante di religione muore per overdose. I giornali titolano inspiegabile morte di una brava persona, proveniente da buona famiglia, un uomo educato e gioioso, la moglie ignorava l’uso di stupefacenti. Evidentemente si drogava per sport. E lo faceva in una palestra nascosta agli occhi del mondo. Lì, forse, s’allenava solo lui. E poi, vuoi mettere. Insegnare religione non è da tutti. I giornali avranno dimenticato di scrivere anche che andava ogni domenica a messa, non commetteva atti impuri, non rubava, non diceva falsa testimonianza. Magari non desiderava neanche la donna d’altri. Chissà se desiderava di essere felice. Sarebbe stato sufficiente per morire. Nei dintorni vogliono piazzare una bella centrale nucleare. S’agitano gli animi. Chissà cosa succederà. Intanto si vocifera di un commissariamento per una delle più grandi aziende esistenti, appartenente ad una holding internazionale. Lo stilista Cavalli ha intenzione di staccarsi dal gruppo. Giustamente. Ciascuno fa i propri interessi. Ferré invece no, ci crede ancora. Ha acquistato il marchio. E chissà chi dei due è il più coraggioso. Per il resto si assiste ad un fantastico ed entusiasmante turn over di gente in giacca e cravatta che si siede al tavolo dei consigli comunale e provinciale, a volte anche regionale. Chi credevi si candidasse a sindaco non si candida più, chi dichiarò di mai candidarsi si candida. Non so se è la rabbia a montarmi dentro, o una sorta di tristezza. Giorni fa ho conversato con un collega. Diceva che gli piacerebbe starci dentro. La politica è un gioco sporco, come la religione. E noi lo sappiamo molto bene. Non mi sono meravigliata del suo candore, della sua sicurezza nel rispondermi lo so, se non ti sporchi non cammini. La sanità ha i conti che non quadrano. La sanità è insana come molte menti di questa terra. Qui è pieno di pazzi. Li vedi per strada. Molti di loro sono persone che hanno un trascorso felice, di lavoro e di famiglia. Poi per qualche ragione impazziscono, e li vedi blaterare sui marciapiedi contro la gente. Qui i pazzi non li vede nessuno, anche se loro ti si mettono di fronte e non ti lasciano passare. La gente del posto i pazzi non li vede. Io li vedo perché mi fermo. Con alcuni ci parlo. Tre giorni fa uno di loro è morto, si è tagliato le vene. Io forse gli volevo anche bene. Intanto c’è il sole oggi. La neve si è sciolta. Gli autobus sono in perfetto orario. Tutto funziona a misura di un uomo che in realtà non esiste. La spazzatura, quella è sotto il tappeto. E finché non la smuovi neanche puzza.

Non ci sono più le previsioni di una volta

 

Segreteria per RMlk : al telefono c’è il signor ics, lo prendi ? Passamelo si.

 

Pronto ho ricevuto la raccomandata, volevo insomma passare per …

Si, quando vuole

Volevo fissare un appuntamento per domani pomeriggio, se è possibile così facciamo subito subito

Un attimo verifichiamo la disponibilità

Si …

Domani va bene, ci sono alcuni appuntamenti già fissati ma …

A che ora ?

C’è uno spazio libero tra le diciassette e le diciassette e trenta, mi dica lei come preferisce

Mmm … non so però se riesco a venire in orario …

Beh se magari fa ritardo o viene in anticipo non è un problema, vedremo come fare

No ma è che stavo pensando …

Mi dica

Domani porta neve

Se dovesse avere qualche problema a venire basta che ce lo comunica telefonicamente

Va bene, e ma poi se no quando posso venire ?

Guardi, se vuole controlliamo per la prossima settimana

E no la prossima settimana devo accompagnare mio figlio a Roma

Facciamo così, mi faccia sapere lei quando può venire

E ma poi se vengo senza appuntamento voi mi fate aspettare tre ore

Ma no, stia tranquillo

Mannaggia, questo tempo non si sa mai … che poi se ghiaccia … io mi volevo levare il pensiero …

Click.

Anch’io.

 

RMlk per Segreteria : E’ caduta inaspettatamente la linea,

sicuramente richiama il signor ics, quindi gli direte che al momento

sono fuori stanza per un attacco di dissenteria acuta e prolungata

e che per questo motivo sono divenuta irrintracciabile.

Ah, dimenticavo.

Fissategli un appuntamento con il Colonnello Giugliacci.

Segreteria per RMlk : Eh ?

RMlk per Segreteria : Ma chi è ? Con chi sto parlando ?

Segreteria per RMlk : Scusi avvocato … io … io sono il nuovo tirocinante di … ero qui e …

RMlk per Segreteria : Che ci fai lì tu ?

Dove sono le segretarie ?

Passami le segretarie per favore.

Passami una qualsiasi delle segretarie,

passami qualcuno che non sia tu e il signor ics per la miseria !

 

Nuvole sparse con addensamenti maggiori nel corso della giornata. Temperature in ribasso ulteriore. Possibili precipitazioni e fanculizzamenti già dalle prime ore del mattino. Io ? Metereopatica ? Manco pe’ niente.

 

Comunicazioni

 

‘scolta, tu che lì non sei iscritta e quindi non lo puoi sapere mica, la chiara su facebook ha fatto sapere che ieri ha visto il cugino della migliore amica della francesca all’aperitivo con il carlo e la giorgia, i quali avevano un’ora prima incontrato la cugina della cognata della sorella della claudia, e che il fidanzato della segretaria del giulio, al quale è stato riferito che l’idea era partita inizialmente dalla compagna di scuola del fratello maggiore della lorena, quella che è stata dieci anni con il marco e adesso invece fila con l’ex della sorella minore della giorgia, che finora nessuno lo sapeva e adesso invece lo sanno tutti i suoi amici che vanno sulla sua pagina, compresi quelli che si sono iscritti al gruppo anche tu incollavi il chewing gum sotto le sedie di scuola, voleva sapere se domani pomeriggio ci vediamo tutti insieme per un caffé

a che ora ?

mmmm … non l’ha scritto … m’informerò dai

 

Legami

Il giorno del funerale di mio padre avevo ventitré anni ed indossavo un vestito rosso. Non pioveva e non c’era il sole. Il cielo era di un grigio così imperante da far sfigurare il cemento dei palazzi. Non avevo alcuna lacrima in gola né sulla faccia. Semplicemente avevo dovuto, per forza di cose, disbrigare l’incombente per la sua dipartita. Dell’incidente mi disse mia sorella. Anche lei, come me, figlia di mio padre. Mi telefonò la mattina prima, era affannata e piangeva. La notizia mi apparve come una noiosa questione. Il solo pensiero di dover avvisare mia madre dall’altra parte del mondo, sapere che avrebbe in qualche modo inscenato il suo solito spettacolo da finta addolorata, e dover gestire ogni occorrenza mi dava il voltastomaco. Sapevo che non sarebbe mai venuta per l’occasione, ma nonostante questo lei ci tenne come sempre a sussurrare alla cornetta gridolini disperati, soffocati a tratti da domande stupide per quasi un’ora. Andai io a scegliere la bara. Se dovevo essere io a pagare tutto, io sola potevo decidere ogni cosa. Dissi a mia sorella di risparmiarmi la diffusione della notizia ai più stretti parenti. Se ne curò lei. Ha sempre avuto un gran fegato nel sopportare le persone. Alla funzione fui costretta da mia sorella a sedermi in prima fila. Mi redarguì sul mio abito, dicendo che ero vestita come una puttana, e che nemmeno da morto avevo avuto rispetto per nostro padre. Le risposi che quello che lei chiamava nostro padre con tanto ossequio era solo un balordo che aveva vissuto come meglio gli pareva, fregandosene del prossimo, compresa mia madre e la sua, e che semmai avesse voluto del rispetto avrebbe fatto bene, in vita, a darlo lui per primo. Mi chiese di abbassare la voce, mentre qualcuno si schiarì la gola. Le intimai a denti stretti di stare zitta, se non voleva essere presa a calci davanti a tutti come feci quando sua madre provò a stabilirsi a casa nostra. Il prete raccontò una serie di balle madornali sul conto di mio padre. Disse che era stato buono e onesto, un uomo dedito alla famiglia e agli affetti, una persona capace di fare del bene. Io lo so perché lo disse, perché ogni anno dava laute offerte per un restauro del campanile mai avvenuto. Disse che il buon Dio lo aspettava a braccia aperte per accoglierlo nella sua casa misericordiosa. Misericordia un cazzo. Fosse morto prima. Mia sorella insisteva per voler incidere sulla lapide una frase della Bibbia. Pagai dei soldi in più, rispetto agli accordi iniziali, alla persona cui commissionai il lavoro e gli promisi altro denaro se fosse stato capace di non cedere alle richieste di mia sorella. Me ne andai dicendogli di avvisarmi non appena il lavoro fosse pronto, che i morti sono morti, la polvere è polvere. E che tanto, una volta così, non avrebbe mai potuto leggere cosa era stato messo ad eterna memoria e cosa no. Mia sorella non mi chiedeva mai dove prendevo i soldi che avevo sempre in abbondanza. O forse lo sapeva e se ne vergognava al posto mio. Così, non vi fu scritto altro che le generalità. La nascita, e la morte. Quel che c’era di mezzo, se volete saperlo, chiedetelo a me.
 
 
Mia cara,
ho ricevuto la tua lettera, e mi appresto a risponderti subito. Sono molto felice di sapervi tutti in buona salute. Sono anche molto felice che tu abbia trovato un nuovo lavoro. Spero davvero che ti piaccia e che ti soddisfi. Ti ringrazio per le foto che mi hai mandato. Andrea sta crescendo meraviglioso, è proprio un bel ragazzo. Ti somiglia molto. Ti trovo bene, dimagrita. Ricambia con affetto i saluti di Luca. Hai accanto un uomo davvero eccellente. Qui fa sempre freddo, e a volte mi manca il mare. La domenica mattina, mentre tu vai a messa con tuo marito e i tuoi figli, io prendo la macchina e vado giù al fiume. Non è molto distante sai, è di poco fuori la città. Mi siedo sulla riva, chiudo gli occhi, e ascoltando il rumore dell’acqua che scorre immagino di affondare i piedi nella sabbia e di sentire il fragore leggero ed impercettibile delle onde quando si scompongono a riva. Tutto sta a conservare la magia del momento quando riapri gli occhi, e ti rendi conto che i tuoi piedi, invece, affondano nel pantano salmastro. Mi chiedi se sto bene, e ti rispondo che sto bene. Giorni fa ho avuto un colloquio di lavoro con il responsabile di un’azienda farmaceutica e sembra che sia disposto a valutare concretamente la possibilità di un’assunzione. Ho sbattuto la porta dov’ero, te ne avevo parlato nella mia ultima lettera. Mi hanno dato da mangiare finora, è vero. Sono sicura che non hai approvato quel che ho fatto. Sono sicura che tu non l’avresti mai fatto. Ma io non mi lascio maltrattare da nessuno. E quel che ho fatto era necessario per tutti, me per prima. La mia storia con l’uomo di cui ti scrissi tempo fa è finita. Soffrivamo entrambi di una incomunicabilità cronica. Dopo un po’ il silenzio è diventato una camera a gas. L’aria irrespirabile, e prima di morire sono scappata via. Sto per acquistare una nuova casa. In realtà è un monolocale di circa quaranta metri quadrati. Sempre meglio di un affitto insostenibile in una topaia con finestre che non si chiudono come si deve. Qui il freddo ti penetra le ossa. Ti entra nel cervello e ti ghiaccia ogni pensiero. Non sono più veloce, non sono più calda come una volta. Il tempo, quando passa come passa il mio, schiaccia ogni logica dell’istinto. Sopprime qualsiasi intenzione. Tutto si sopisce come in un sonno improvviso ed indefinito. Ti farò sapere se parteciperò alla festa per il vostro anniversario. Venticinque anni sono quasi invidiabili. Non ti assicuro nulla, e ti prego di non restarci male se dovessi essere assente. Non sentirti ancora in colpa verso di me, per nessuna cosa. Non ci sono colpe da scontare. Non più.
Un abbraccio grande, fammi avere presto vostre nuove.

Silenziosa Mente

 

Nevica a fiocchi grandi. Quelli che se allunghi la mano fuori dalla finestra ci mettono un istante in più a sciogliersi con il calore della pelle. Nevica che non ha fretta. Come un uomo a passo lento, tra i rumori e le luci della città. Voltati adesso. Alza lo sguardo. Non chiudere gli occhi. Non ora. Guarda, guarda. Dimmelo anche tu, quant’era che non nevicava così ?

 

 

Silenzio e Vergogne

 

 

Giudicanti senza toga e legittimazione alcuna, a cui il potere non è stato conferito nè conferito sarà mai. State zitti. Se non riuscite a condividere, se non riuscite a capire, se non riuscite a vedere, se non riuscite a vivere lo stesso profondo dolore, abbiatene almeno rispetto in silenzio. C’è chi giudicherà lei e suo padre un domani. Come me, come te, come tutti. E chi li giudicherà, chi ci giudicherà non ha bisogno di sostituti dell’ultima ora. Se siete davvero dei credenti allora non sostituitevi così biecamente al Dio in cui dite di credere, all’unico che ha il potere di giudicare gli esseri umani e tutto quello che in vita hanno fatto. Tacete, almeno in questi giorni. Tacete le polemiche sul diritto, sull’etica, su qualsiasi cosa. Sentitelo davvero il buio soffocante di tutto questo. E vi porterete le mani alla gola senza neanche rendervene conto. Smettetela di sporcare con il vostro fango e la vostra immondizia la disperazione altrui. Pregate piuttosto di non trovarvi mai nella vostra vita davanti a tutto questo. Sperate che non vi accada mai. State zitti, almeno ora. State zitti. E lasciateli andare. Perché in questi giorni, anche se continuerà a vivere, suo padre morirà con lei.

 

 

 

 

05.02.09.

Un decreto legge per salvare chi ? Per salvarsi la faccia ed il culo davanti al Vaticano e al suo potere, davanti alle associazioni cattoliche e al loro sostegno economico, davanti agli elettori che li hanno scelti e che ne sono pentiti, davanti a chiunque sia necessario, in questo paese, per appoggiare azioni politiche di certa sorta in questo momento. Un decreto legge che s’impone di regolare l’astrattezza, come di norma deve essere, ma sorge su un unico caso specifico. Un decreto legge eversivo. Un decreto legge governativo che anticipa un testo di legge parlamentare. Un decreto legge che blocca la esecutività di pronunce giudiziali. Un decreto legge che renderebbe vana, disapplicabile, inopponibile una sentenza passata in giudicato. Un decreto legge con un unico articolo di quattro righe, in attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita. Non siamo più alle soglie. Non siamo più sull’uscio. Siamo, fino al collo, istituzionalmente in uno stato che non esiste più. Che non conosce regola costituzionale, che non garantisce rispetto procedurale, che non legifera come dovuto e con i mezzi a disposizione. Siamo in piena sovversione costituzionale. Ed io in queste ore che la corsa è contro il tempo, io, se fossi al posto di quell’uomo che combatte contro chi gioca a chi è più forte con il corpo di sua figlia, io credo che compirei un gesto di totale pazzia.

 

 

 

 

06.02.2009

Il NO di Napolitano, uomo di coscienza giuridica, istituzionale e sociale. E il PDCM s’inventa la legge parlamentare dei tre giorni. E mentre s’inventa la legge dei tre giorni continua a dare lezioni dal basso della sua moralità. Non accetterò mai, mai e poi mai lezioni di umanità, lezioni di responsabilità, di etica, di religione, di principi da una persona che, insieme a sua moglie, decide di non far nascere il proprio figlio dopo sette mesi di gravidanza perché non sarebbe stato sano. Non prenderò mai lezioni sulla vita da chi la vita l’ha stroncata con le sue mani. Io non accetto lezioni di morale da un essere così. Né da nessun altro.

 

 

 

 

09.02.2009

Se n’è andata subito. Proprio quando nessuno se l’aspettava. Era stanca. Più di tutti.