Archivio mensile:marzo 2009

Istantanee di specchi

 

 

 

Ecco, queste sono le storture che ancora ho a disposizione. Mescolo al mio veleno rosso l’acqua della tua strada. I segni nelle mani ancora sporche di terra si saziano al godere di tutto questo scempio. Un ritratto appeso alla parete da tempo ha l’aria sinistra delle cose che non invecchiano. Conservano l’orgoglio di chi resiste. Ho la gola secca. Dammi da bere. Una stanza dopo l’altra, fino a che non si arriva a quella giusta. Siediti. Ed osserva.

 

 

Questo, questo, questo ancora, e questo anche. Via. Non mi servono più. Il resto può rimanere dov’è. 

 

 

Quattro rughe più visibili delle altre. Sette capelli bianchi. E tu, con la testa sotto la mia gonna. 

 

 

 

T’abbraccio forte, amica mia.

Siamo tutte con te. 


  

Certe storie ti vengono a cercare. Ti pedinano, ti implorano, piangono ai tuoi piedi disperate, si straziano, si struggono. Tu fuggi, fuggi, e loro corrono più veloci di te. Ti lasciano qualche metro in più a metà strada per la sola illusione di vederti sicura di farcela. Finché non ti superano. E non t’attendono lì, al traguardo. Con quell’aria di chi lo sapeva già. Ed impercettibile un te l’avevo detto da mandare giù. Certe storie ti vengono a cercare come un amante tormentato. Vivono delle attenzioni che dai, muovono la terra con le scosse che procuri. Certe storie ti vengono a cercare proprio quando credevi di non aver altro da dire, che non ci fosse altro da fare. T’accumulano i pensieri come il gorgoglio delle auto nel traffico in centro. Ne respiri gli scarichi e di quell’aria greve ti riempi i polmoni tanto da non poterne, poi, fare a meno. Certe storie ti vengono a cercare quando hai voltato le spalle e non vi è più alcuna ragione minima per restare. Ti sbarrano la strada. Non puoi calpestarle, né aggirarle, né scavalcarle. Nemmeno puoi attraversarle. Finché non le hai vissute. Fino a che non le hai uccise. Certe storie non hanno protagonisti, solo delle splendide, autentiche comparse. Senza un palco né una platea. Niente luci e battiti di mani. Perfette, eccellenti dissimulazioni. Certe storie ti vengono a cercare nei giorni in cui avresti mille cose da fare, e continui a startene con le mani in mano a pensare che in fondo ti frega nulla delle cose, della gente. Certe storie ti vengono a cercare e si siedono sull’unica sedia disponibile. Tu, a terra imbarazzata ed indecisa. Loro, maleducate, sfogliano i tuoi libri. Senza chiederti alcun permesso. Di certe storie credi di conservare per il domani un perfetto ricordo, la lezione da apprendere, il sogno da custodire. Come l’acqua, quando piove e ti sembra che camminare per la strada sia più bello, o più divertente, o più lento perché s’incontra meno gente. Mentre le parole s’inerpicano, per poi scendere a valle e smuovere le montagne, questa pioggia continua a venire giù e tu, tu ancora continui a pensare che sia bello e per nulla triste, o per nulla malinconico, o per nulla fastidioso. Perché le parole t’ingarbugliano, t’affidano compiti ardui, ti confondono. Ed invece l’unica cosa che sarebbe più giusto dire è che, semplicemente, l’acqua è fatta per bagnare. Così come questo silenzio è fatto per non parlare.
 
Dedicato

 

 

In Primato ( Duchessa e i suoi vuoti esistenziali )

 

Di sotto del finale trovasi la dedidùncola effettuata in favore della madama butterfly di ‘sto giro di cricche che ci stanno qui. Spiegasi il tutto con un crescente unirsi di episodi stramazzanti che pure mettono a dura prova le cricche ma che non per questo si scriccano, ed anzi. S’incriccano ancor di più. L’argomento di cui c’apprestiamo a parlarvici è esso proprio che appressamente si dice. Vuoi mettere, quando i socialnetwork non se li cagava nessuno e forse che manco ci stavano, ed i blog neanche invero se li cagava nessuno, e tutti s’imbraschiavano nelle ciat inventandosi nickname come chiavalà31, dammeladàidomanialle5, tiratorescelto60, vedi7piaccio e robe così. Tutto un altro mondo. Soprattutto per il concetto di acchiappanza perché diciamocelo francamente, l’acchiappanza virtuale necessita anche di un certo stile. Cerco f tu sei m ? Io sono c e tu chi sei ? click. Ciao bella maiala. Bella maiala ce lo dici a soreta. click. Ciao hai voglia di sesso ? Ma che sei scemo ? click. Ciao se ti mostro il mio uccello in cam tu mi fai vedere le tette ? No, ma se mi dici da uno a dieci quanto secondo te sei un poverocristo giuro che ti canto una canzone al microfono. click. Ciao. Ciao. Ciao. Ciao. Ciao. Eh ciao oh, cià. click. Ciao piacere sono luca sei impegnata ? Ciao, si. Usi msn ? No. Sei su fb ? Oh, uff. click. Ciao per parlare con te che devo fare ? Stare zitto. click. Ciao. Ciao. Anni Da ? Che ne pensi di Adriana 35 anni da Philadelphia ? click. Salve disturbo ? No fa con comodo. click. Ciao te la posso dare una leccatina ? Bah, se ce la fai ad arrivare fin qua … click. Ti va di giocare ? A che cosa ? Non ti viene in mente niente ? Mmm…nascondino ! click. Ti va di eccitarci ? Comincia tu. click. Ciao posso ? ………… click. Se mi chiami ti ricarico il cell. Furbissimo. click. Accetteresti una notte di sesso per mille euro ? No e tu ? Io si … Bravo, hai vinto un grattaevinci da inserire nelle mutande. click. Ciao femmina. Ciao. Ciao femmina. Sevabbé. click.
 
Ora, io dico. Fermo restando che ognuno può essere, dire, fare, baciare, lettera e testamento quando vuole e dove vuole, ma dico anche ciò : ciò. L’ho detto. E dico anche che questo post non ha un senso, non voleva averlo dal principio e non lo avrà nella fine. Epperò ci ho da fare la dedica del post medesimo senza senso, perché non voglio trovare un senso a tante cose anche se tante cose un senso non ce l’ha(nno), alla siora Duchessa perché oggi si scoprirono due cose che la faranno assurgere a primata dei primati. Visto che ci dicono che noi si ciatta sempre sui blog e si fa chiasso. Manco se dormisse qualcuno e non lo possiamo sveglià. La siora Duchessa, che di noi sappiamo essere comara e compara, oltre a non aver visto mai nella sua vita una sola puntata ma neanche sfragnicata di Lady Oscar, ci rese noto altresì di non conoscere precipuamente la canzone ciuci frudi o ruri. Ora io penso che una così mica è normale. E una dedidùncola pure ci va effettuata. Vai con lo stacchetto.
 
[ evri badi clap ior end siora nya, sabs tu balla sul tavolo, le altre via con la hola, non vi accappottate ]
 
Voi vi credevate che io ero intelligente. Perciò io ci misi la pagina una a una al blog così uno che viene, leggendosi il post del momento che trova fatidico, si pensa che ero intelligente e invece si deve credere che io non lo ero. Solo così uno si può stupidire davveramente. Quant’è bell’ a scrive le cose così. Come ? Così come così.

 

Ah.

 

 

Divento leggero, leggero come una piuma, e il passo si fa più sicuro, più calmo, più uguale. Che bella notte ! Le stelle brillano così lucide, così serene, così remote. Non proprio a canzonarmi, ma a ricordarmi la futilità del tutto. Chi sei tu, giovanotto, da parlare della terra, di far saltare ogni cosa ? Giovanotto, noi siamo qui appese da milioni e miliardi di anni. Abbiamo visto tutto, ogni cosa, ed ancora brilliamo pacifiche ogni notte, illuminiamo la via, plachiamo il cuore. Guardati intorno, giovanotto, vedi come ogni cosa è bella e quieta ? Vedi, anche la spazzatura nel rigagnolo appare bella a questa luce.

Tropico del Capricorno [Henry Miller]

 

Pillole di giustizia

 

 

C’è una cosa che è davvero, forse più di tante altre, castrante in questa professione. E’ castrante per chi subisce, ma non solo. Certamente è meno castrante quando ti trovi dall’altra parte delle barricate. Ma quando sei una donna che difende sul campo altre donne cambia tutto. 

Indulto.

Sia lode a chiunque abbia approvato e legiferato a suo tempo per questo provvedimento i cui strascichi sono ancora attuali. Sia lode al defunto Papa Giovanni XXIII che spinse, politicamente, più di tutti ad un gesto di misericordia. Sia lode a tutti coloro che proclamavano lo scoppio delle carceri, la impossibilità di costruirne di nuove, la necessità di concedere per questo un regalo, pur condizionandolo a limiti temporali e non solo. E sia lode a tutti quelli che, tra molti altri sconfinati tipi di reati, possono uscire dalle aule di giustizia con una faccia soddisfatta e trionfante, mentre tu hai da incassare il colpo, e tornare nelle proprie case liberi, ancorché puniti soltanto formalmente, di continuare a padroneggiare violentemente tra le mura domestiche. A volte i giudici sono perfino umani. Li vedi guardare in faccia l’imputato esprimendo palesemente il segno di una disapprovazione etica. Da uomo a uomo. Intanto ciascuno deve recitare la parte che gli è stata affidata ed alla quale nessuno dei presenti può sottrarsi. Impugni la tua borsa e te ne vai salutando i colleghi presenti. Cammini un passo più avanti rispetto ad una donna che non ha compreso molto, a cui avrai modo di spiegare per bene tutto ciò che è accaduto. Cammini un passo più in avanti di lei, che anche guardarla negli occhi in quel momento è faticoso. E lei ti segue. Il rumore dei tuoi tacchi si confonde con quello dei suoi. Per un istante i due suoni si uniscono. Poi tornano dissonanti. La reclusione ? Quella è carta straccia. Non mancherà occasione in cui la moglie sarà costretta ad usarla per pulire il culo al marito, una volta tornati a casa. Questa, questa soltanto è l’unica cosa di cui sono certa.