Archivio mensile:maggio 2009

Mo bast. Mo lo devo scrivere. Eh. Considerato soprattutto ultimamente che il vento gira per il verso giusto su molti fronti e che finalmente è il momento buono per tante cose, che mi sto prendendo le mie belle, sane e grosse soddisfazioni sotto tanti punti di vista, che ancora una volta non posso fare a meno di dire che sono una troppo, troppo, troppo e basta, ecco vorrei sapere di grazia per quale motivo continuano a mandarmi mail in cui mi chiedono se voglio usufruire dello sconto del 30 % per acquistare farmaci per facilitare l’erezione. Ora, considerato che l’uomo che è mio da dieci anni e che ora mi è anche marito non c’ha di questi problemi (deo gratias senza ironia, so’ cose serie mica cazzatelle), io personalmente in qualità di destinataria di queste proposte di elevazioni ulteriore, quanto mi devo ergere ancora ?

 

 

 

 

Qualcosa di più che fumo di sigaretta a risalire dissolto, e tracciare un punto interrogativo. Più che grandine violenta che attacca un campo e deforma i colori dei suoi frutti, più che l’inchiostro della penna che scivola lento ed imprime sillabe distorte in mezzo alle trame di carta assorbente, più che un vento che non sai da dove proviene e non capisci verso cosa ti porta. Qualcosa di più che contarsi tra le dita granelli di sabbia, più che aspettare che altri cerchino te per prendersi la vita che non hanno, più che percorrere ad alta velocità la strada diretta al mare. Qualcosa di più che guardare il cielo scurirsi ed aspettarsi scontato e prevedibile un temporale, più che credere in un’idea emblematica e condottiera, più che tracciare i visi della gente che si incontra camminando per strada per carpirne l’essenza, più che un ermetico nascondere movimenti indicativi di paure. Qualcosa di più che non sapere dove risiede esattamente il generatore della propria follia. Il senso di leggerezza del combattimento inflitto negli occhi. Tra quello che si ha e quello che si è. Ed è come i vuoti che senti nei ritorni, un’assenza asfissiante come un laccio intorno alla gola. E’ la lava di un vulcano sapendo che bruci. E’ forse voltarsi indietro fino a che non scompare il mare. E’ guardarsi intorno, cercarsi un riparo. E nell’angolo tuo soltanto, sentire la vitalità della tempesta. Quella che non ti lascia mai.

 

 

Visto che avevo scritto un post che però non risulta pubblicato quando l’ho scritto ed editato che sarebbe il post prima di questo, se Splinder mi pubblica questa stronzata che sto scrivendo ora e l’altra no (che pure era una stronzata ma un po più stronzata di questa e quindi meritava di più) mi incazzo.

 

 

Mi sto incazzando.

 

 

 

Sono incazzata.

 

 

 

Non sono più incazzata.

 

 

 

 

Sono giorni di riscossione. Ad ampio raggio. Così come è stato ad ampio raggio in questi tempi il silenzio nonostante le molte parole, le riflessioni nonostante i molti discorsi, gli incassi di tutto ciò che non era dovuto e che comunque ho deciso di prendermi. Presento il conto a tutti. A tutti, nessuno escluso. Di tutto, senza clemenza. Proprio come non c’è stata clemenza per me. Per ogni più piccola cosa, gesto, sguardo, parola, e mancanza. Lo presento a questo tempo che ci ha provato in tutti i modi, con ogni mezzo, usando qualsiasi strumento a sua disposizione. Il mio piatto è al centro della tavola. E si riempie per ogni ora del giorno che passa. Niente mi interessa più di tanto. Niente, oggi, se non quanto vedere piegate le avversità al mio volere. Prosit, per questi sonanti tintinnii di approvazione. Per questa rinnovata compagnia di occasione. Sorseggio molto lentamente. Goccia a goccia. Mi bagno le labbra. Poi le assaporo. Strofino la lingua sul palato. Deglutisco piano. Guardo dritto negli occhi, godo delle mani tremanti e stanche per tutte le frecce scoccate da un punto a me invisibile, irraggiungibile. Ripetutamente. Eventi e tempi. Un nemico a gola secca. L’avresti mai detto ? Ed ora, eccoci qua. Vis à vis. Provaci ancora. Punta qualche spicciolo in più, dai. Mi troverai sempre qui, in piedi. In questo medesimo punto di questo preciso istante. Saremo di nuovo io e te. Mi troverai con la stessa bottiglia e sempre un solo bicchiere a disposizione. Il mio. Sai, certo che sì, lo sai. Non avrei neanche bisogno di dirtelo.

 

 

Pure

 

 

La sensazione di sentirsi soli in mezzo ad un sacco di gente e non averne paura. La forza. Il recupero totale ed intimo, la pervicacia della propria strada e la chiarezza degli obiettivi. Motrice, si chiama forza motrice. La determinazione. Quella per cui solo tu riesci a capire che non è necessario appoggiarsi ad un passamano solo perché attorno c’è nebbia. Quella per cui assurdamente continui, mentre tutti si fermano e restano indietro. E continui perché lo sai, e se lo sai allora nessuno ti smuove. La impassibilità di una sfinge. A tratti. La tenacia, la capacità di restare in piedi contro il vento, le sferzate della pioggia, le nevicate silenziose ed abbondanti, il solleone del deserto. Sabbia e dune. Sabbia di dune. Che si disegnano, e si scompongono, e si accompagnano a loro piacimento, ma non per questo ti seppelliscono. Il chiaro diniego alla futilità delle cose. Il mare, per un attimo. E onde che s’infrangono contro le rocce. La spuma in riva che in un istante viene risucchiata, e già non esiste più. Il fumo di una emozione. Come lo sgretolarsi di un biscotto. Più si è immersi nel fuoco, più si viene forgiati. E la certezza oggi più che ieri, e più di quanto pensavi di possederla in pieno, e più di ogni altra volta e di ogni altro giorno, di quello che sei. Riappropriarsi, aprire le mani e riafferrare. Chiudere i pugni e conservare. Riaprirli, di nuovo. E guardare. E in un attimo tornare a ridere con i bambini, a stupirsi dell’arte che non comprendi, a vestire i colori che vuoi tu. E di nuovo sedersi a terra sul balcone, osservare ogni mattina se sono sbocciati altri fiori, fidarsi della gente, portare avanti una convinzione, scrivere di parole dette e non dette. Amarsi e consumarsi. E poi quando nessuno ti vede, quando tutto si fa più zitto e più placido, spogliarsi e guardarsi allo specchio. Conoscersi, riconoscersi. Ancora una volta, in profondità.

 

Folie

 

 

Sì, si dice restìa. Inconfondibile mutamento. Quello per cui ti annusi e riconosci il tuo solo odore. E tanto basta per avere la certezza che nessuno ti abbia toccata. Che nessuno ti abbia solo sfiorata. Sono giorni in cui l’arsura ìmpera. La campagna è un deserto. Gli avvoltoi ci volano sopra ma non sanno più planare sulle poche carcasse rimaste. Per afferrarle, per cibarsene. E così tutto rimane conservato, tutelato, immune. La morte diventa vita. E la loro vita è in realtà un lento morire di fame, giorno per giorno. L’aridità, questa rinnovata, decantata, acclamata e plaudita regina della terra. Tutto sta sviluppando la potenza dell’anticorpo a furia di infezioni. Tutto sta diventando intangibile, inafferrabile. E allo stesso tempo è ugualmente immutato, fisso. Fors’anche innocuo. Non ho portato carta e penna. Ma se si vuole posso svuotare la memoria su questo tavolo adesso, in un attimo. E rendere il conto senza investimento di energia superflua. In due o tre battute. Ci sono pelli liscie come porcellana intessute a puntino sopra a coscienze pelose. E sotto l’epidermide cellule invisibili si espandono, e creano masse. E queste masse provocano estesi pruriti. E così ti spieghi perché certa gente si gratta continuamente le braccia, la schiena, le gambe. Quello che c’è da dire si dica ora. Quello che c’è da dire si dica ora. Perché tra un istante soltanto il coraggio di farlo diventerà fumo. Tra un istante soltanto non ci sarà alcuna attenzione. Sarà tutto già sotto le mie scarpe. Forse s’implorerà, ed io perderò l’udito. Probabilmente già non sento più. Se si avesse la capacità di uscire fuori da sé stessi per un solo momento, se solo si potesse farlo, non ci vorrebbe molto. Non si sprecherebbe questo poco a disposizione, questi pochi istanti, a sbattersi sul pavimento.

 

 

Caro amico ti scrivo

 
Caro Silvio,
non volevo scriverti questa lettera riservata (scusa la parolaccia) perché è una questione molto delicata. Però Silvio, tu mi provochi. Non ti mettere a dare la colpa ad altri del casino di tua moglie (scusa la parolaccia). Pure anni addietro facesti dei casini e tua moglie (scusa la parolaccia) solo per quieto vivere stette zitta. Qua il casino tu lo facesti, e mo tu lo risolvi. Lascia stare Franceschini e gli altri, che figurati se si mettono a ciancischiare con Veronica. Pensa invece a quel che dice Bossi (scusa la parolaccia), che in mezzo a tante cazzate una cosa buona l’ha detta : non bisogna mai far star male la moglie (scusa la parolaccia). In questo giorno di lutto nazionale per la tua prossima separazione coniugale ti volevo esternare tutto il dolore (scusa la parolaccia) che sento dentro di me. Proprio come te lo senti dentro tu, anche se non si può dire esattamente dove te lo senti ma so che in questo momento te lo senti fortissimo. Tu stesso lo dici, che sono tre volte che la Veronica ti fa brutti scherzi in odor di elezioni. Eh. Silvio, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi ? Infatti talmente tanto fuggitivi avevi gli occhi che fuggisti alla festa di tal Noemi. Io la guardai, accorandomi al dolor tuo immenso, questa Noemi. La guardai nelle foto con il culo da fuori nelle sue mutandine strizzate che circolano impunemente in questa rete di sciacalli che è il web (scusa la parolaccia). Che dire, trattasi di santa e pia ragazza cresciuta a suon di Vangelo (scusa la parolaccia). Ordunque, Silvio, non ti biasimo per la tua fuggitiva fuggita dalla neodiciottenne Noemi. Solo, oh Silvio, volevoti far notare che tu sarai pure amico del suo papi, di questa Noemi, ma nel frattempo la pulchra puella a te proprio, ella, ti chiama papi. Silvio, ma chi è il papi di Noemi, tu o l’altro ? Silvio (scusa la parolaccia), caduto fosti nella trappola del genitore doppio ! Non ho capito, e ti chiedo venia per la mia limitatezza, se papi fu il papà della Noemi, o se papi fosti tu ! Se sei tu, gira la ruota ! La Noemi c’ha un naso rifatto che è inguardabile. Sta a punta come una lancia dei mohicani. Il chirurgo avrà sbagliato. Ma tu fosti a regalar il divino nasino alla ragazzetta ? Caro Silvio, in questo giorno che sei così strutto nel tuo dolore ti volevo anche esternare tutta la mia stima (scusa la parolaccia) perché sei uno dei migliori rappresentanti della democrazia (scusa la parolaccia) che la storia italiana abbia mai conosciuto. Nessuno mai come te prima era riuscito ad avere così tanti consensi a suon di promesse. Il resto te lo dirò a quattro occhi. Silvio, volevoti anche chieder, giacché siamo in tema di donne (scusa la parolaccia) ma la questione delle intercettazioni con la Carfagna com’è finita ? A cazzo di cane ? No perché mi sa che mi sono persa un paio di pezzi. Oh, Silvio ! Senti ma com’è che tua moglie non ti accompagna mai alle cerimoniose cerimonie istituzionali ? Mica c’ha qualcosa da invidiare alla Carlà Brunì. Ah, queste donne (scusa la parolaccia). Hai ragione, sono buone solo per essere irretite. In fondo, tu l’hai detto. Mica si possono candidare tutte Rosi Bindi, e su questo hai il mio totale appoggio. Volevoti chieder ancora se posso, com’è che l’hai conosciuto il papà della Noemi ? Dice che faceva l’autista di Craxi ma il figlio di Craxi dice che l’autista si chiamava Nicola, era veneto (scusa la parolaccia) ed è morto. Invece il papi di Noemi, non il papi tu ma il papi proprio suo naturale, tu sei quello acquisito per i regali, dicevo il papi di Noemi si chiama Benedetto, sta in Comune e pare abbia avuto dei piccoli screzi in passato con la Magistratura (scusa la parolaccia). Si ma cosa da niente. Che vuoi che sia. Silvio mio, non ti curar di loro ma guarda e passa. Silvio, ma tu pensavi di essere come Bill Clinton ? Silvio, non t’illudere ! Clinton era alto (scusa la parolaccia) e biondo (scusa la parolaccia). Tu sei basso e con il capello installato. Che ci fa, Clinton, al tuo cospetto e confronto ? Tu sei meglio. Conclusivamente volevoti dir ancora, mio adorato (scusa la parolaccia) questo che mi appresto a dirti. Io, risaputo è ovunque ed in ogni tempo, tu anche lo sapesti sempre e per sempre, non sono di sinistra (scusa la parolaccia). Imperciocché, Silvio caro, ti prego. Non dire che sono stata io a convincere quella buona donna (scusa la parolaccia) di tua moglie (scusa la parolaccia) a mandarti a fare in culo e prendersi con un assegno mensile buona parte dei capitali che hai accumulato onestamente (scusa la parolaccia) fino ad oggi con fatica (scusa la parolaccia) e con gran sudore (scusa la parolaccia). Se t’avanzasse (scusa la parolaccia) qualcosa, sappi che qui c’è sempre chi ti segue (scusa la parolaccia) e ti ama (scusa la parolaccia). E soprattutto, in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee, tanta, tanta gente che ti voterà come si vota un santo (scusa la parolaccia). Ora poi, che sei vittima inconsapevole di una donna (scusa la parolaccia) che te l’ha messo in quel posto anche se l’uccello non ce l’ha, perché come ogni moglie (scusa la parolaccia) anche lei si sarà rotta di certi maschili condotte, Silvio, oh Silvio, non mancheremo di esserti accanto con tutto il nostro affetto (scusa la parolaccia). Sappi che presto riceverai visita di cordoglio dal Papa (scusa la parolaccia). Diciamo più o meno tra … tre o quattro anni. Quando probabilmente avrai trovato già una velina con cui dilettarti (scusa la parolaccia). Silvio, noi tutti facciamo il tifo per te. In alto Silvio marito afflitto, abbasso Veronica moglie poco istituzionale. In alto Silvio marito afflitto, abbasso Veronica moglie poco istituzionale. Dirige il match Monica Samille Lewinsky.
  
 
[ Le notizie sul papà di Noemi e la citazione di Bossi sono state apprese dal sito del Corriere. Parimenti da quotidiani sono state apprese a suo tempo informazioni sul Ministro Carfagna e presunte dubbie intercettazioni, lasciate poi cadere in tombale silenzio mediatico. L’intervista della Noemi, che studia da grafico pubblicitario, da grande vuole fare la showgirl ed infine candidarsi in Parlamento (non ho capito quale delle due è preferenziale come strada futura), la trovate qui. Leggetela, perché ci fa sentire tutti una grande famiglia. Ora sappiamo che non siamo orfani di un Paese in declino. Siamo tutti figli di papi. Fratelli di Noemi. E cugini del digitale terrestre. Amen ]
 
 
 
Egr. P.D.C.M., mi perdoni la satira e l’ironia che tuttavia mi è consentita in qualità di cittadina pensante anche se a volte pesante, nonché cittadina che vive (o almeno crede di vivere) in un paese democratico e sorretto da una Costituzione (anche se ancora per poco). Non è andato alle feste di compleanno dei Suoi figli, e fa la scappatine veloce alla festa di questa ragazza ? Abbia pazienza, Presidente. Avrebbe dato fastidio a qualsiasi donna (scusi la parolaccia) già soltanto questo particolare. Anche se ci sono donne per le quali i mariti potrebbero fare quello che vogliono. L’importante è che poi comunque tornino a casa e stiano a cuccia come cagnolini. Non credo minimamente in chissà quali rapporti di dubbia liceità con questa ragazza, ed anzi credo che di certo vi siano dei legami di amicizia familiari (di che genere non si sa, ma tant’è). Che poi la sig.ra Lario abbia fatto il pubblico exploit sotto elezioni per la terza volta eggià, mi rendo conto. Questa è, per Lei, la cosa più grave. Come biasimarLa, del resto ? Mi sarebbe però piaciuto di più se Lei avesse avuto il coraggio di non rilasciare dichiarazione alcuna su tutto ciò e nemmeno in opposizione a quelle rilasciate da Sua moglie quasi ex coniuge. Se avesse fatto fare alla sig.ra Lario la parte che voleva fare oggi, probabilmente, avrebbe maggiori consensi e non si ritroverebbe a battibeccare stupidamente con dei presunti quanto inesistenti manovratori. Si renda conto che la Sua è semplicemente una donna (scusi la parolaccia) inferocita. Lei che conosce le donne (scusi la parolaccia) così bene fatica a pensarlo ? La Sua signora ha errato, stando sempre dietro le quinte pur con esperienza di teatro non ha compreso che andava calato il sipario e che le cose dovevano esser fatte in camerino. Lei anche, Presidente, avrà pur sbagliato in qualcosa nel Suo matrimonio per far arrabbiare fino a questo punto la Sua donna (scusi la parolaccia). Per cui, s’auspica vivamente la riconciliazione. Anche perché abbiamo ben altro cui pensare.
Accoratamente, stia bene.