Archivio mensile:settembre 2009

 

 

Studio da ultimo ed accuratamente l’incoerenza. Ho lasciato che il tempo conclusivo dell’analisi sia ad essa riservato. Un posto d’onore. Come si fa con i posti riservati agli ospiti più importanti. Quell’incapacità di togliersi le maschere per quanto sono connaturate, questo è ciò che sto annotando. Osservo chi si nasconde sicuro che non sarà visto. Osservo i gesti tenendo bene a mente le parole, e non mi stupisco della contrarietà degli uni nei confronti delle altre. Rido compassionevolmente. Una smorfia che va dal disgusto alla ebbra ilarità. Un misto che non so dire se sia più di soddisfazione o di pietà. Osservo dal basso, in una spietata, comoda posizione a gambe incrociate. Sarà piacevole domani vedere le rotte invertirsi. Allora, stare di sopra e lesinarsi come un’amante già impegnata.

 

Ci sono persone cui un grazie si deve dare, prima o poi.
A quelle persone che non sanno andare oltre, perché ti ricordano che i limiti sono fatti per essere superati. A quelle non attente, perché ti ricordano che ci sono sempre cose nascoste da scoprire. A quelle deludenti, perché ti ricordano una sana diffidenza. A quelle poco affettuose, perché ti ricordano di esserci in ogni momento. A
quelle ipocrite, perché ti ricordano la dignità della verità. A quelle tristi, perché ti ricordano la gioia di vivere. A quelle bugiarde, perché ti ricordano di essere leale. A quelle superficiali, perché ti ricordano l’importanza della profondità delle relazioni e delle cose della vita. Ti ricordano che analizzare sé stessi, prima che gli altri, per trovare la chiave di svolta è una fatica troppo grande ed un dono che per questo è concesso a pochi. Ed infine, si deve un grazie alle persone che in un modo o in un altro ti fanno del male. Perché ti insegnano, e perché ti ricordano sempre come si fa a difendersi. E a difendere.

 

 

Protesta(nte)

 

 

Memore delle trascorse esperienze in cui puff il blog non c’è più, a causa di disservizi per i quali i post non vengono pubblicati subito, i commenti non vengono caricati o non sono gestibili, i template non sono facilmente modificabili, i messaggi privati o sono invisibili o si moltiplicano a dismisura da soli, spesso ci si ritrova costretti a rifare il log-in numerose volte nel corso della navigazione tra blog ed altro ancora, ( nonostante ciò a mio avviso è e resterà sempre e comunque una piattaforma in cui non vige sovrana ed incontrastata la inciviltà d’intelletto, relazionale e comunicativa come altrove, e tanto mi basta per restare qui dove sono ) questo blog aderisce allo sciopero degli utenti di Splinder dalle ore 10 di oggi alle ore 10,00 della giornata di domani.

 

 

 

 

Cari miei tutti all’ascolto e non, sono entusiasta e ve lo comunico ufficialmente. Io tra qualche giorno inizio a fare cose turche. Imparerò da una del mestiere e della nazione, è pure simpatica anche se ha un italiano che lascia a desiderare e non la capisco bene. Turkish belly dance. Il marito è curioso, in fin dei conti, di vedere cosa ne verrà fuori. Io ho già in mente di regalargli uno spettacolino vis à vis come si deve. Ah.

 

 

Assiomi

 

 

Certe cose sono come un vizio. Smetti disabituandoti all’azione. A volte perfino al pensiero, puoi disabituarti. Sul serio. E succede all’improvviso. Smetti di giocare non perché tu sia cresciuto, ma perché hai smesso di schiacciare un pulsante e far correre così la macchinina in giardino. Non le smetti perché il tempo è cambiato e tutto d’un tratto hai voltato lo sguardo altrove. Le smetti perché, semplicemente, non le hai fatte più. Ho lasciato la penna sul tavolo su un blocco di appunti, e non l’ho più ripresa. L’ho guardata, molte volte. Ci ho perfino parlato, per davvero. Ma la mano non si è mai lanciata in avanti per afferrarla. E ci sono molti dischi, di molti artisti, che non si ascoltano più. E non li hai sostituiti con altri, non li hai relegati in un angolo. Forse, semplicemente, hai smesso di scorrere con il dito le copertine. Proprio come si smette di sorridere a certa gente, di parlare con chiunque, di allargare gli spazi per far entrare aria. Dopo grandi aree di movimento, le cose si sono rimpicciolite, e tutto è diventato di una misura più accessibile. Le stanze hanno meno metri quadri e chi entra non può far altro che scontrarsi, finché non trova la più comoda e giusta collocazione negli anfratti angusti. E poi torna prepotente l’inquietudine, connivente come un’affiliazione silenziosa che non hai scelto ma che ti tiene legato lo stesso. Sa ancora segnare il limite, e congiungere il sentirsi vivo al dolore che viaggia sottopelle. E non ti fa male, non ti schiaccia e non ti distrugge. Desìderi pace e al tempo stesso, nel momento preciso in cui la desideri, affili le armi per prepararti alla prossima guerra. Che quando la senti, quella inquietudine, ti sembra di tornare nel vortice. Sott’acqua. E mentre pensi che potresti non farcela inizi a chiederti come uscirne fuori. E poi, infine, un solo scatto d’istinto, senza ragionare né studiarsi strategie, ripartire dal fondo. Tornare a respirare. Ridere di tutto il tempo che ci si impiega nel rinnovarsi ogni volta. Ciclicamente. Continuerò a viaggiare e a vedere posti, e facce, e ascoltare i rumori delle strade e non aver paura di perdermi. A ritmo alternato i marciapiedi torneranno a farsi più larghi e poi stringersi di nuovo. Continuerò a non scansarmi quando incrocio la gente, fin tanto che avrò voglia di vederla. E continuerò nel rimpastare ogni volta la strada per il progetto che ho al momento. Una gestazione infinita di pensieri, non dare mai nulla per scontato, e sentire. Intuire. Saperlo prima degli altri. Come avvertire nitidamente che la pioggia non potrà mancare ancora per molto.

 

 

A difendere il Presidente sono le donne, per la maggiore.

Che assurdità.

Soprattutto le vittime sante e pie devote difendono un uomo che si serve di puttane.

Non sarà l’unico ad aver scopato con una puttana, due, tre, quattro.

Cento.

Ma viene stranamente tollerato più che altri individui.

Evidentemente questo paese ancora soffre così tanto della impersonificazione di un certo tipo di puritanesimo, di stampo squisitamente casalingo.

Una cosa, come dire, fatta in casa ecco.

Unito, ovviamente, alla stupidità del singolo.

A quella non c’è rimedio.

Né giustificazione.

 

 

E’ simpatico vedere come le persone ormai non sappiano più a che santo votarsi nei tentativi di ridare una certa aura di dignità al Presidente. Soprattutto è simpatico vedere come, alle strette proprio come lui, non sappiano a che santo votarsi per dare dignità a sé stesse. Nemmeno pagando potrebbero ottenerla. Certe cose non hanno prezzo. O ce l’hai. O non ce l’hai.

 

E tanto per proseguire, ALL’AZIONE GIUDIZIARIA NEI CONFRONTI DI REPUBBLICA SI AGGIUNGE QUELLA NEI CONFRONTI DE L’UNITA.

 

No comment.