Archivio mensile:ottobre 2009

 

Tracciare segni sulla prima pagina di un mucchio di fogli bianchi aveva un senso tutto nascosto. Era come avere la certezza di tutto ciò che sarebbe stato scritto, pur non vivendolo ancora. E così è stato. Le pagine si sono sporcate a profusione, a volte perfino contro la volontà. Perché spesso succede che scrivi cose anche senza essere davvero, pienamente, cosciente della loro potenza creatrice o della loro distruttività. O forse lo sei, e per questo andando all’indietro avverti la stessa sensazione che hai nel guardarti allo specchio. Ti riconosci, e ciò basta per concludere che in ogni caso hai fatto un buon lavoro. Scrivendo qui succede di incontrare dei personaggi ed alcuni per tutto questo tempo sono rimasti tali, mentre altri invece hanno svestito pian piano i panni dell’interlocutore virtuale e sono diventati qualcosa di tangibile. Altri ancora mi hanno fatto alzare gli occhi per vedere uno spettacolo. Sono esplosi come un meteorite al minimo contatto con me, e poi si sono ridotti ad un pulviscolo lucente, presto dissolto. Qualcuno mi ha dato tanto, qualcun altro molto poco. A qualcuno ho dato, ma a molti ho negato. Di qualcuno conservo oggetti e regali, e li custodisco come le cose più preziose che possiedo. Di altri invece non so nulla. Ho conosciuto persone che hanno saputo farsi strada ed occupare un posto dentro di me. A volte sorprendentemente anche accanto a me, al tavolo di un ristorante o altrove. Quel posto non lo glielo toglierà mai nessuno. Nemmeno io stessa. Perché è stato guadagnato senza il mio ausilio. Questo è quello che ho da dire. Il segreto e la bellezza di questo posto è tutto ciò che sta fuori di te, e non dentro. E’ tutta l’interazione anche non voluta, o non consapevole, o non stabilita. Ed è trascorso molto tempo, e si è scritto così tanto che a volte ci si chiede dove stavano tutte quelle cose. E com’è possibile tenerle tutte insieme. E’ piovuto, in momenti in cui il sole aveva inaridito la terra e non ci si sperava più. E’ piovuto inaspettatamente. Quando la pioggia non voleva saperne di cadere ho atteso. E poi all’improvviso ti accorgi che qualcosa non è andato come volevi. Altre cose invece sono andate secondo le tue aspettative. Altre ancora invece sono rimaste sospese, e di esse non sai dire se sia stato un bene o sia stato un male. Ma qualcosa è cambiato, in questo tempo. E tu cambi insieme a lui. E il cambiamento non sta in chissà cosa. Non è che manchi la voglia. E’ una questione solo di tempo. Di tempo e di spazio. Il cambiamento sta solo nelle prospettive e nei punti di vista. In quelle particolari angolazioni dalle quali ci si ferma a guardare sé stessi, le cose e le persone. Una cosa che non si può cambiare è invece tutto quello che riguarda ieri, e tutto quell’inchiostro usato per riempire pagine e pagine forse di niente. O di troppe cose. Come le fotografie. Quelle puoi guardarle un po’ sorridendo, e puoi far sì che in qualche modo diventino il terreno su cui costruire nuove cose e nuove immagini. E’ per questo motivo che guardarsi indietro non è sempre qualcosa che ti faccia dispiacere. Ed è per questo motivo che non si sente il bisogno, come altre volte invece, di cancellare alcuna traccia. Che fosse la propria traccia o fosse di altri. Volgere lo sguardo avanti, e continuare sulla strada. Con tutti i progetti e le convinzioni, con i sogni e le delusioni. Con tutto ciò che ti motiva, ogni giorno. Con tutto quello che ancora c’è da scoprire, da fare, da pensare, da immaginare. Con tutto quello che sta per accadere. Con tutto quello che deve ancora accadere. E magari con tutto quello che c’è ancora da scrivere. In un tempo nuovo e diverso che, ne sono sicura, non faticherà a farsi riconoscere. Anche da una donna distratta ed arrogante come me.