Archivio mensile:novembre 2009

Helvetia me genuit (virgiliane memorie)

 

 

Non ho alcuna intenzione, soprattutto per mancanza di tempo, di discettare sulla giustizia o meno di un referendum in quel di territorio elvetico*. Mi piacerebbe però spiegare la differenza sottile tra quel che accade in Svizzera e quel che accade in Italia. E mi piace spiegarla, questa differenza, in qualità di nata in quel paese da genitori italiani che hanno vissuto e sbattuto la schiena lì per molti, molti anni. Gli svizzeri votano ad ogni pié sospinto. Vengono chiamati a votare anche per decidere se la pensilina della nuova stazione del tram di Bärenplatz deve essere rossa o bianca. E’ il loro sistema, e stabbene così. Perché hanno un sistema di legislazione popolare. Popolare. Del popolo ? Può darsi. Ma quale popolo ? Il fatto è un altro, ed è questo quello che evidentemente sfugge ai molti che cianciano in queste ore. In Svizzera ha il diritto di voto chi ha la cittadinanza elvetica. Ovvio, direste voi, anche in Italia. Ed è vero. Ma è vero anche che in Italia si diventa cittadini se nasci da genitori italiani, se nasci in territorio italiano da genitori stranieri, se sposi un italiano, o se risiedi qui da un precisato tempo. In Svizzera se nasci da genitori stranieri in territorio elvetico NON sei cittadino svizzero di diritto. Se nasci da figli di italiani essi stessi nati in Svizzera, ma che non hanno avuto la cittadinanza, NON sei cittadino di diritto. Sei sempre, solo ed esclusivamente un ospite, pur se servito e riverito. Proprio così. Non hai altro modo di essere cittadino elvetico se non quello, tra gli altri requisiti familiari e sanguinei, di PAGARE somme di denaro, fare delle domande apposite, e sottoporti a numerosi controlli e test, anche psicologici. La Svizzera è per più della metà della popolazione multietica. Trovare uno svizzero iolalaiù doc è un’impresa. E’ un paese di immigrati stranieri. Ma mica come da noi, no. E’ un paese di immigrati stranieri in maniera esponenzialmente superiore, all’inverosimile, rispetto all’ampiezza del territorio. Ma, per quanto questa gente stia lì da decenni e da decenni lavori, paghi le tasse, usufruisca dei servizi e così via, oppure per quanto i loro figli siano nati lì, abbiano studiato, lavorato, contribuiscano al paese, per quanto tutto ciò sia reale essi stessi NON sono cittadini svizzeri a meno che non desiderino pagare e pagare tanto. La conclusione ? NON HANNO DIRITTO DI VOTO. La conclusione ? Mi fa ridere chi urla ai quattro venti di fare in Italia un referendum come quello sul divieto elvetico di costruire nuovi minareti. E mi fa ridere perché se l’Italia volesse fare un referendum popolare deve fare i conti con tutti i cittadini di diversa religione che hanno diritto di voto, se volesse vietare quelle costruzioni dovrebbe fare con i conti non solo con i voti degli italiani come noi ci riteniamo per nascita, ma anche e soprattutto con i voti di tutti gli stranieri che come per legge oggi sono cittadini italiani ad ogni effetto. Il fatto che in Svizzera siano stati messi a tacere gli islamici è perchè i più di essi NON hanno diritto di voto, perché NON sono cittadini. Anche se risiedono lì da quaranta anni, i loro figli sono nati lì, lavorano e pagano i tributi dovuti, non possono decidere sul paese in cui vivono a meno che non caccino un bel po’ di soldi per comprare ciò che in Italia sarebbe di diritto. E sempre secondo dei requisiti che sono ferrei ed indiscutibili (tra gli altri, dopo dodici anni di residenza bisogna dimostrare di essersi adeguati agli usi e costumi svizzeri). Per cui, se qualcuno si sente così offeso oppure ritiene di proteggere la italica patria dal diverso diabolico, faccia una cortesia. Proponga di cambiare la legge italiana sull’acquisto della cittadinanza. Perché finché in Italia la cittadinanza ha la regolamentazione del vigente sistema non solo gli italiani sanguinei potranno votare, ma anche gli stranieri divenuti cittadini. Stranieri che, chiaramente, conservando la loro cultura, hanno la possibilità di votare e dire la loro. Altrimenti non parlate di ciò che non sapete. O almeno, abbiate la compiacenza di sforzarvi di capire perché accadono determinate cose. Come spassionatamente il sommo poeta consigliò per bocca di Virgilio. O, per i meno letterati, come si può agevolmente intuire quì.

 

* Conferenza stampa del Consiglio federale sulla votazione del 29 novembre 2009

Iniziativa popolare «Contro l’edificazione di minareti»

Discorsi, DFGP, 29.11.2009.

Berna. Discorso della consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf del 29 novembre 2009, Centro media di Palazzo federale


Signore e Signori, il Popolo e i Cantoni si sono pronunciati a favore dell’iniziativa popolare «Contro l’edificazione di minareti». Il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento avevano respinto l’iniziativa raccomandando di votare «No». Oggi, il Popolo svizzero ha deciso diversamente. Il Consiglio federale rispetta ovviamente questa decisione democratica. L’articolo 72 capoverso 3 ora introdotto nella Costituzione vieta l’edificazione di nuovi minareti in Svizzera. Tale disposizione non ha effetto sui quattro minareti già esistenti a Zurigo, Ginevra, Winterthur e Wangen presso Olten. Il divieto di edificazione è di applicazione immediata e non ha bisogno di ulteriori precisazioni. È valido solo per i minareti; è invece ancora consentita l’edificazione di moschee e altri luoghi di culto musulmano nel rispetto delle norme previste dal diritto in materia di pianificazione del territorio, di edilizia e di emissioni. I musulmani in Svizzera possono quindi continuare a praticare il proprio credo anche dopo l’odierno verdetto popolare. La decisione riguarda soltanto l’edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Anche i promotori dell’iniziativa lo hanno sempre affermato. Il diritto fondamentale alla libertà di credo e di coscienza stabilito dall’articolo 15 della Costituzione federale garantisce la libertà di praticare tutte le religioni. Pur limitando la libertà di manifestare pubblicamente il credo musulmano tramite l’edificazione di minareti, il divieto di edificazione non intacca minimamente la libertà di professarsi credente della religione islamica e di praticarla individualmente o in comunità. La decisione popolare odierna è senza dubbio espressione di paure e incertezze presenti nella popolazione; paure secondo cui il pensiero islamico-fondamentalista possa portare alla creazione di società parallele, che si isolano, rifiutano i nostri tradizionali valori statali e sociali e non rispettano il nostro ordinamento giuridico. Si tratta di timori che vanno presi sul serio. Il Consiglio federale lo ha sempre fatto e continuerà a farlo anche in futuro. Tuttavia il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento erano del parere che il divieto di edificare nuovi minareti non fosse un mezzo adeguato a contrastare tendenze estremiste. Il diritto di Stato ha valenza incondizionata in Svizzera. Nessuno può sottrarvisi richiamandosi a norme religiose. Chi rispetta il nostro ordinamento giuridico e sociale deve però anche poter fare affidamento sul fatto che tale ordinamento lo protegga al pari di tutti gli altri cittadini di questo Paese. Non dobbiamo dimenticare che la netta maggioranza dei musulmani in Svizzera accetta senza riserve il nostro ordinamento statale. La decisione popolare contro l’edificazione di minareti non deve essere fonte di diffidenza reciproca. Sarebbe devastante per il nostro Paese cosmopolita, che dipende da relazioni internazionali funzionanti e ospita in uno spazio limitato le più diverse minoranze, se le differenze religiose e culturali avessero come conseguenza l’emarginazione e l’isolamento. La pace religiosa è sempre stata e resta un elemento cardine dell’ormai consolidato modello di Stato svizzero. La salvaguardia della pace religiosa è un processo dinamico e complesso, che richiede l’impegno costante dello Stato, delle diverse comunità religiose e dei singoli cittadini. Quali sono le conseguenze del voto odierno? Dal punto di vista del Consiglio federale sono due gli aspetti principali: la trasposizione della decisione popolare e la prosecuzione di un dialogo aperto e costruttivo tra le comunità religiose e sociali e le autorità. Per quanto riguarda la trasposizione, va rispettata la decisione del Popolo e dei Cantoni di ancorare nella Costituzione federale un divieto di edificazione di nuovi minareti. Tuttavia, già nel suo messaggio, il Consiglio federale era arrivato alla conclusione che il divieto di edificazione viola la libertà di religione e il divieto di discriminazione, garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (Patto ONU II). Entrambi sono accordi internazionali vincolanti per la Svizzera. La questione della valutazione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di eventuali ricorsi contro il divieto di edificare minareti o delle conseguenze di un’eventuale approvazione di un tale ricorso andrà affrontata non appena si presenterà. Le discussioni alla vigilia della votazione hanno mostrato che il dibattito sulla professione di fede in un campo di tensioni in cui occorre conciliare la libertà di religione, le norme statali e le aspettative sociali, riveste un’importanza centrale. Il dialogo, svolto già da anni, tra i gruppi religiosi e sociali e le autorità deve proseguire ed essere rafforzato. Presupposti irrinunciabili sono il rispetto e la tolleranza per chi ha opinioni diverse dalle nostre. Il risultato della votazione è espressione della preoccupazione della popolazione che il nostro ordinamento statale e sociale possa essere indebolito da una certa condiscendenza verso tendenze islamico-fondamentaliste. D’altro canto, per la netta maggioranza dei musulmani ben integrati nel nostro Paese il timore è quello di essere emarginati e svantaggiati. La discussione sull’iniziativa popolare ha permesso di dare voce alle paure di entrambe le parti. Nel recente passato la Svizzera è riuscita molto bene a risolvere tensioni a sfondo religioso e a trovare soluzioni pragmatiche a problemi concreti. Se continuiamo a operare con misura e lungimiranza e non percepiamo come pericolosi quanti hanno una religione o un’ideologia diverse dalle nostre, ma ne cogliamo il potenziale di arricchimento per la nostra società, saremo in grado di preservare la pace religiosa anche in futuro. Il Consiglio federale si impegnerà a tal fine con tutte le sue forze.

Altre informazioni
Servizio d’informazione DFGP, T +41 31 322 18 18

 

 

 

 

 

Un momento per camminare, un momento per voltarsi, uno per guardare fuori. Respirare la nebbia riempie i polmoni. Ti gela la gola, ti storpia le narici. Ti affonda i pensieri nella testa, li fa scendere fino allo stomaco. Li spinge, più in basso ancora. Tutti si aggroviglia, si annoda strada facendo. Finché una massa informe non ti si attacca alle gambe. Sbatti i talloni. E la nebbia si fa ancora più fitta. Lontana, assorta, sprofondata nelle scomode poltrone di un volo rapido. Diretta senza scalo. Nascondo le pagine che leggo e che il mio vicino sta sbirciando. Allargo con sforzo le dita di una mano, fino a coprire la copertina. Gelosi di un titolo. Può sembrare così inutile, alla gente distratta. Delle volte le cose che accadono sono davvero strane. Come trascorrere un lungo tempo alle prese con una obbligata anaffettività. Una violenza a sé stessi ed alla propria natura. E poi all’improvviso ritrovarsi un giorno come un altro con il collo della bottiglia finalmente libero del tappo. Agitarla, e non riuscire a far venir fuori niente di buono. Reclinarla e non riuscire a far defluire il contenuto. Il bicchiere in mano vuoto che aspetta di essere riempito. E tu che ti chiedi chi sarà mai stato a bere prima di te. È il silenzio che produce un bisogno inespresso. Ed il bisogno inespresso conduce alla disperazione di non saper comunicare quando vorresti farlo. Possono accadere cose davvero strane. Pensaci, pensaci bene. È come essere legati mani e piedi per lunghi giorni, e poi una volta ritrovata la libertà non riuscire a muovere un passo o a fare un cenno di saluto. Le cose possono trasformarsi, mutare come la pelle di un animale ciclicamente o possono morire e poi rinascere. Tutto subisce il cambiamento, dalla materia alle stagioni. E se la ricostruzione non è perfetta, se vi resta anche soltanto una briciola, un minimo segno di quanto sostanziava ciò che c’era prima della distruzione, tutto diventa come una crepa interna al vetro. Basta un piccolo tocco, anche solo sfiorarlo, e poi raccogliere i cocci di qualcosa che credevi fosse nuovo. Ed invece altro non era che vecchio rivestito di abiti già usati. Volevi sapere cos’è l’inquietudine. È un pensiero che muore subito dopo esser stato partorito, perché si nutre solo di ciò che sta dentro e nessuno può cibarlo al posto tuo. Muore non appena vede la luce. A contatto con l’aria. Ascoltando le voci estranee. Facendosi toccare da mani sconosciute. Come tutte le cose preziose.

 

 

 

Disfunzioni

 

 

 

Io la riconosco. Quella spina che ti punge il culo non appena decidi di abbassarti. Quella che ti punge quando decidi di non opporti alla forza di gravità, e ti siedi. Vedessi le facce, guarda. Che gente balorda. Io la riconosco sai, la noia. Quel fastidioso mugulio dei pensieri davanti ad un caffè che sa di bruciato. E poi Dio mio, che assurdità tutto quel che si dice in giro e che sento bisbigliare. Un po’ di me, un po’ di loro. Prendi ora, per esempio. Cosa c’è che non va nel rintanarsi sedendosi su una sedia e osservare il resto del mondo intorno ? A chi vuoi che importi se fa buio prima o se domani sarà maltempo ? Che tedio, certi posti della città. Ecco perché ci si rifugia in queste sale. Ci si sente sfiorire come una rosa senz’acqua. Messa lì, in bella mostra, ed i petali scarlatti che hanno dimenticato il loro stesso profumo. Ma, a volte, l’importante è conservare il colore, vero. Vedi quanto può diventare facile perdere l’abitudine ? Non ho granché voglia di parlarti. E allo stesso tempo lo faccio. E mentre lo faccio mi accorgo di non dire un bel niente. Ma so che a te il niente piace più di tutto. Io la riconosco. Potremmo dire che in questo istante non viviamo alcun sentimento ? Se ti porgessi anche una sola goccia di questo amaro caffè da bar della stazione diresti, assaggiandolo, di non trasalire neanche ? Basterebbe che tu ti schifassi del sapore orrendo, una smorfia appena del viso, una contrazione anche involontaria, e sveleresti te stesso in tutta quella nudità che nascondi. Dì, ti sei mai chiesto perché, tra tutti i posti esistenti, la gente viene proprio qui e si mette a chiacchierare ? Io si. E sai qual è la risposta ? La stessa per cui stiamo parlando io e te. Sono sicura che in realtà non mi stai seguendo, non sai di cosa sto parlando. Non hai capito niente di quello che ho detto finora. Tu non mi conosci. E mi fa felice tutto questo. Io non ti conosco. E sono certa che farai domande. E la cosa mi lascia assolutamente, gioiosamente indifferente. Se mi andrà, solo allora ti risponderò.

 

 

 

Trullallero trullallà ( unicuique suum )

 

 

Un po’ per noia un po’ per curiosità. Soprattutto per sfida. E per verificare cose che in realtà già immaginavo. Poi, vuoi mettere. Ci sono tutti, ragion per cui vale la pena provarci. Soprattutto perché da quando è scoppiata la manìa tu sei rimasta l’unica che ancora perde tempo a scrivere le tue lunghe, incomprensibili, spocchiose cazzate sul blog. Non ti sei accorta che i tempi sono cambiati ? Il misterioso mondo degli internauti si è colorato d’azzurro. Mica in ricordo della gran coppa vinta dalla patria. Macché. È feisbuc, la vera democrazia. Ippippurrà pollicealto siamo tutti amici. Lì sono tutti liberi di esprimersi in totale franchezza e tranquillità. Non ti frega niente se cerchi i compagni di scuola e ritrovi solo quelli rompicoglioni. Soprattutto perché quelli non rompicoglioni anche se vivono lontani sono nel tuo entourage da anni con ogni mezzo disponibile. Cerchi amici che vivono all’estero, e poi ti accorgi che hai ancora il numero di telefono o l’indirizzo mail. Certo, tu però li cerchi lo stesso. Perché mica è uguale scriversi una mail e scrivere un messaggino guardandosi foto a foto ? Un’ebbrezza senza pari. Cerchi quel tuo zio di quarantesimo grado, cugino della moglie del fratello di tua nonna, e giustamente metti il culo che lo trovi lui non sa manco che faccia c’hai. Per cui dopo un paio di messaggi per rompere il ghiaccio, e soprattutto per spiegargli tu chi sei, ti rendi conto che non c’avete un cazzo da dirvi. Poi il lampo di genio. I quiz. Tipo quanto ti piace andare a cavallo con il sole negli occhi e il vento tra i capelli nelle vaste praterie americane ? Checcazzo ti rispondo a fare. Hai già detto tutto tu. Si, perché su feisbuc la tua personalità viene fuori dai quiz. Pensa te l’amica che credeva tu fossi una smollacciata ed invece si ritrova il risultato di un quiz che ti indica come una femmina di ferro e si deve convincere che gli anni in cui ti ha conosciuto praticamente non esistono più e sono stati una parvenza. Ok, va bene. I quiz li ho fatti anch’io. Ma solo quelli seri. Il tuo pianeta, che donna sei, l’animale che c’è in te, quale cantante preferisci, ti droghi se sì quanto, dimmi cosa mangi e ti dirò se evacuerai. Una volta finiti tutti i quiz, e soprattutto dopo averne fatto uno per cinque volte modificando le risposte così ti esce fuori il più bel profilo zac, vai con la bacheca. Perché lo devono sapere tutti che ti è uscita la risposta complimenti come te non c’è nessuno ! Eggià, e me lo dovevi dire tu. No, ovvio. Sono stata tre ore ad aspettare che uscisse fuori il profilo migliore. L’altra faccia dell’universo è appartenere ai gruppi. Che uno solo non ci può stare, no. Deve stare in branco. Io pure mi sono iscritta ai gruppi, per vedere l’effetto che fa. E un poco, devo dirlo, fa un effetto scemo tranne qualche eccezione seria. E non ti risolleva il morale visitare le pagine dei tuoi amici che ogni tre secondi tirano fuori un biscotto della fortuna, soprattutto perché viene fuori una sfiga assurda ma nonostante ciò è giusto condividerla. Perché con i veri amici si condivide tutto, gioia e dolore. Si fa per dire, non prendiamoci in giro. E qui si arriva al punctum dolens. Metti me, per esempio. A riprova dell’avversione per il sistema ho scelto di avere come amici i miei parenti, giusto per tenere d’occhio le mie adolescenti cuginette che un giorno sì e uno anche piangono per amore o si disperano per la inculata ultima dell’amichetta (capirai, hai voglia ancora). Perfino mio marito è mio amico, anche se è un amico a tempo perché lui ha aperto l’account e sono mesi che non ci va. Il che è sintomo di una certa cazzataggine che ci accompagna entrambi felicemente. Ma tant’è. All’infuori dei miei parenti, ho scelto di avere come amici si e no un cinque-sei persone. La fatidica domanda è : se ci sono persone di cui nella mia vita ho perso ogni traccia ci sarà pure una ragione, no ? L’altra fatidica domanda è : come mai su feisbuc gli amici non si cagano ? Sorvoliamo. E passiamo ad altro. I tag. No perché se tu decidi di non voler mettere foto tue eccallà, ci pensa qualcun altro. Peggio ancora se quel qualcun altro non l’hai autorizzato. Ti ritrovi spiaccicato in bella vista, e con certi commenti di sotto da parte anche di persone che non ti conoscono ma sono amici degli amici quindi tutta una mischia generale. Mi domando e dico, ma perché tutto ciò ? Perché uno non c’ha un cazzo da fa’. Ovvio. Io vorrei sapé al mondo che gli frega di com’ero quando avevo cinque anni e mi ficcavo le dita nel naso. Ma chi se ne importa. Se c’hai troppo da fare e non ti puoi intrattenere oltre, mandi un poke. Io ancora oggi non riesco a capire a che serve mandare un poke. Però mi diverto a farlo con la duché. A tempo perso ci mandiamo i pokes. Che tanto tra sceme doc ci si intende al volo. E poi ci sarebbe da dire tutto ciò che ha a che fare con la velocità e l’istantaneità delle cose di oggi. Si perché il bello di feisbuc è che tutto è ridotto ai minimi termini. All’essenziale che però non è essenzialmente importante. O almeno, non sempre. E’ tutto talmente veloce che se ti viene da scrivere oh ciao da quanto senti allora salutami anche tua figlia mi raccomando feisbuc ti apre una finestra in cui scrive oh, scema, sintetizza che stai a cagare fuori dal vasetto. Non so come chi abbia usato per molto tempo i blog scrivendo di sé o per sé possa illudersi di utilizzare feisbuc senza perdere l’abitudine di comunicare per davvero. Perché la verità è che lì non si comunica un bel niente. Lì si affida tutto ai quiz, agli oroscopi, ai gruppi, e peggio ancora ai pokes. Lasciamo stare. E’ un aborto della fantasia personale. Un piattume fastidioso, suvvia. Hai voglia a mettere foto e video e salsicce arrosto. Feisbuc è pieno di facce. Quel che manca, a volte e con le dovute eccezioni ovviamente, è la persona. Forse sarà questo che voleva dire Simona quando mi ha scritto ci sono giorni che freneticamente passo di qua e di la a salutarti,  non so mi mancano quelle cazzate che facevamo sui blog di ducky o di nya………i festini te li ricordi??? ahahahah vabbè dai 1 bacio. Ora, capisco che questo post possa non esser condiviso, e francamente non credo me ne freghi molto. Capisco anche che qualcuno poco attento possa dire lo critichi e ci stai ? Beh, si vede che non ha capito un cazzo allora, per cui rilegga tutto il post e sia generoso insultandomi nei commenti. Capisco perfino che qualcuno mi dica come al solito sei sempre una guastafeste e poi dipende dall’uso che se ne fa. Si vede che pure chi dice questo non ha capito niente quindi deve rileggere il post. A ciascuno è consentito dire quel che vuole. Se è consentito a me, figuriamoci a voi. Feisbuc mi sta stretto. Voglio uscire con i miei amici e bere birra insieme e voglio poter scrivere cazzate all’infinito occupando tutto lo spazio che posso. Sono fortemente egocentrica ed egopatica ma preferisco stabilire io se mettere una mia foto oppure no. L’azzurro è un colore che non sopporto. Se qualcuno non ha capito le battute, faccia un esame di coscienza. Se qualcuno invece piangerà perché soffrirà per la dipartita sappia che doveva aspettarsela. Del resto non per niente su feisbuc il mio profilo psicologico secondo la teoria di Jung è risultato essere il viandante *.

 

 

Solo che non se n’è fottuto un cacchio di andarselo a leggere.

 

 

 
* Il tuo obiettivo nella vita è essere autonomo e indipendente, mentre il tuo peggior timore è il dover obbedire a delle regole. Una volta che ti trovi di fronte ad un problema, se possibile, cerchi di evitarlo senza enormi sforzi, altrimenti cerchi di trovare la soluzione più veloce. Spiritualmente hai una predisposizione di ricerca personale che esula dalle religioni. Ami la solitudine e la natura, le relazioni sentimentali un po’ di soffocano, meglio se ci sia una certa indipendenza. Così anche nel lavoro è importante che tu sia artefice di tutto quanto, il "farsi da sè" è il tuo motto. Hai una grandissima tenacia nell’inseguire l’obiettivo e vai dritto/a fino al traguardo. Il tuo compito è quello di creare la tua vera identità e di raggiungere la tua autonomia. Sei una bella persona, cerca solo di stare ogni tanto fermo/a.

 

 

 

 

 

 

Ed infine, farsi un regalo.

 

 

 

Sciogliere un cubetto di ghiaccio tra le mani riscaldate dal fuoco. Spingere una porta per troppo tempo chiusa finché la serratura non salta una volta per tutte, e la stanza si spalanca all’improvviso davanti ai propri occhi. Provarci, almeno provarci. Avvertire il tonfo della pietra dall’alto del burrone. La corda che a seguire ti libera i piedi. Il sole si è nascosto. Il cielo è nero. La nebbia sta salendo, finalmente. Il vento è lentamente più freddo. Ora riconosco cos’è davvero quello per cui ho atteso.