Archivio mensile:maggio 2010

 

 

Fa uno strano effetto vedere tutte le stanze semivuote, i mobili smontati, le carte in aria. Le finestre spalancate. Fa l’effetto delle cose in transizione che non puoi evitare. È quasi divertente mettere tutto ordinatamente nei grossi scatoloni. Un momento per dimenticare di essere colleghi e ritrovarsi più spigliatamente amici. È così strano riflettere sulle abitudini. Su quanto meccanicamente fai delle cose, vai in certi posti, attraversi determinati marciapiedi. Su quanto si può imparare a percorrere anche ad occhi chiusi strade precise. A quanto siano scontate le vetrine di certi negozi, i caffè di certi bar all’angolo. E all’improvviso tutto cambia. Devi imparare tutto di nuovo, tutto daccapo. Devi sperimentare, cercare. Ricordare dove trovi cosa, e chi. Traslocare uno studio legale di quaranta persone non è cosa semplice. Siamo nel caos totale e in questo momento esatto riesco a prendermi tre minuti per buttare giù due righe. I camion caricano pacchi e pacchi e pacchi e i fascicoli che ti servirebbero sono già stati mandati dall’altra parte, e hai gli atti da scrivere, e ti servirebbe l’archivio che praticamente non esiste più e nonostante tutto i telefoni continuano a squillare. E qualcuno dalla segreteria ormai inesistente ti passa la chiamata dicendoti che ti cerca tizio o caio. E tu ti chiedi come fai a parlare con tizio o con caio in queste condizioni. Per andare in bagno sono scesa al primo piano perché al mio la porta è bloccata da un numero indecifrabile di scatole sigillate. È divertente scattare fotografie di questi momenti. Non ci ha pensato nessuno a farlo, tranne me. Tutti in posa. E ci scappa un sorriso. Mai visto così tanto disordine, e così tanta confusione. Tutto per aria. Immortalare il momento è importante. Una delle segretarie si è concessa di sdraiarsi sul bancone all’ingresso. La risata è stata collettiva. La sua foto, vi assicuro, è di uno spasso incredibile. E per ovvie ragioni di privacy non posso concedervi di testarlo. Fidatevi, una volta tanto. L’atmosfera è gioviale e goliardica. Io, in qualche modo, mi sento euforica anche se molto stanca. E vagamente malinconica. Come tutti i cambiamenti che vivo non posso fare a meno di sentire il coinvolgimento totale. Non si tratta mai solo di un posto. Non è mai una questione solo geografica o logistica. E non è mai un luogo in sé per sé. Il nuovo studio è davvero enorme. Enorme. Credevo che questo fosse il più enorme degli studi enormi. L’ho pensato la prima volta che, sette anni fa e più, sono entrata qui. Poi con il passare del tempo ho solo consolidato l’idea che fosse grande. Semplicemente grande e della giusta misura per tutti quelli che ci stanno. Lì invece ti ci perdi. O magari tra un po’ tutto avrà il sapore della dimensione quotidiana ed ordinaria. A portata di mano. A causa di alcune cose urgenti da finire, stampare, preparare, sono seduta su una scatola di risme di carta, ed ho sistemato il computer ancora collegato al server, che a breve verrà staccato del tutto, su uno scatolone. Mi sento scomoda. Il telefono è sul pavimento, così come un paio di fascicoli su cui devo ancora lavorare a stretto giro. Sembra di stare per partire per un viaggio senza ritorno. Insieme alle librerie e tutto il resto, hanno appena portato via la scrivania. La ritroverò di là. La mia, sempre la stessa. Non potrei fare a meno delle sue venature rosse.

 

 

 

 

Non esistono parole che non siano già state scritte o anche soltanto pensate. Sono appartenute a troppa gente per conservare ancora un buon sapore. Sono diventate innaturali, fuori luogo. Quasi vuote. Basterebbe non averle mai sentite o mai lette. E tutto diventerebbe una vera sfida. È per questo che a volte è sufficiente tenere le cose per un po’ racchiuse come in un cofanetto d’altri tempi. Uno scrigno che custodisce segreti che non sono nemmeno immaginabili. Un vecchio carillon che non fa sempre la musica che vuoi, o quella che conosci e sei pronta a fischiare. È inevitabile, quasi vitale, lasciarsi un consapevole spazio di ignoto per non perdere il gusto delle cose sorprendenti ed inaspettate. Poiché di tutto ciò che si conosce si subisce un fascino parziale ed a volte perfino inconcludente. Ed invece sono quelle nascoste e che ancora non sono nate, quelle ancora velate e che per questo preferiscono rifuggire la luce, quelle che non sai, sono quelle le cose che posseggono il valore aggiunto che disarma. Anche se ti ritrovi superbamente già certa di ogni loro minimo, indiscutibile dettaglio.