Archivio mensile:settembre 2010

 

 

 

E poi basta una parola. Una parola pronunciata a mezza voce. La sento. Una parola che porta mancanza. Una parola detta così, per caso. Buttata lì tra le righe. Inavvertita. E tutto si trasforma. Un passo, uno solo. Come certe sere in cui si spende il proprio tempo a parlare, a parlare così tanto con dei perfetti sconosciuti, a parlare di un niente colmo fino a traboccare. Non è difficile immaginare il traffico in autostrada, le luci dei fari che si fanno più fitte, la radio accesa che manda in aria un blues che nessuno conosce, e le ruote enormi che lentamente, ma con costanza, mangiano l’asfalto. Non è difficile. Te l’assicuro, non lo è. Vedere quello che accade lontano, così lontano da qui. Sentirlo. Toccarlo. E sapere che certe cose conoscono la morte solo per un momento. Per il tempo necessario ad infilarsi sotto qualche pietra. Nascondersi. Finché non le ritrovi. E tutto, ancora una volta, cambia. L’estate è stata bollente, piena di incontri nuovi e di posti inesplorati. Una percezione diversa del silenzio e degli impegni ha fatto girare il nastro verso la direzione che avevo già dapprima deciso. Ho gustato il sapore della solitudine in un modo prezioso. Sola in mezzo alla gente, sola con la gente senza sentire il bisogno di comunicare. Questi tempi sanno trasformarti, conservandoti viva. Ti intaccano, ma non ti consumano. È tutto un voltare pagina continuo. Su un libro che non si finisce mai di leggere. Adesso ci sono tante cose da dire. Nelle forme più disparate. Tante cose di cui parlare. Con parole assolutamente inopportune. Quello bisogna farlo. Come sempre.

 

 

Devo un grazie all’uomo che amo per la paziente sopportazione, ed uno alle necessità, alle contingenze e alle impellenze. A Daniela e Mari per la comprensione, a Cesare per la sua visita, a Quattro per la compagnia costante e delicata, a Simone per tutte le emozioni insieme. Devo anche un grazie a Mirella per lo scossone. E per avermi ricordato ciò che conta davvero.