Archivio mensile:maggio 2011

Uno a zero palla al centro

 

 

 

Dice che da qualche parte si deve pur ricominciare. Eh, da quale? Vediamo. Partiamo dal recente. Oh si, ho avuto modo di soggiornare tre giorni e tre notti nel reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale della mia città. Mbè, mica pizzi e fichi. Qua le cose quando si fanno si fanno sempre particolari rispetto alla massa. Sinteticamente l’orecchio destro decise di abbandonarmi pian piano con un dolorino dapprima fastidioso e poi pungente da morire, e di non rispondere testardamente alla terapia data dal medico di base presso il quale mi recai giorni prima. Dopo notti insonni il marito, invero assurdamente paziente ed amorevole con me, decise di portarmi al pronto soccorso. E veramente tutti e due avevamo anche un po’ paura per il frutto del nostro ammmore. Mo una cosa la devo dire: non sono femmina lamentosa, ma per urlare io per tre giorni a quella maniera non era proprio più situazione. Con l’antibiotico del medico poteva stare pure dieci giorni. Non c’avrei cavato un ragno dal buco. Al p.s., stranamente vuoto nel cuore della notte, un cellòne di medico giovane mi fa essignòra, lei c’ha la pancia di cinque mesi e una terapia già prescritta, che lo chiamo a fa’ il collega specialista? (Che ne pensi, prima di chiamarlo, di visitarmi almeno la recchia? Niente da fare. Manco mi vede). Vada a farsi un controllo al primo piano. L’ostetrica, che ovviamente data la situazione mi profila la necessità di un otorino (ma non mi dire dai!) fa comunque un’ecografia, per sicurezza. La mia stella, stremata anch’essa dalle urla e dai pianti incessanti, s’era ficcata sotto sotto l’utero, stava tutta rannicchiata. Con il cuoricino che batteva forte. Scendiamo di nuovo in p.s. con un referto di ginecologia in cui era scritto si consiglia consulto otorinolaringoiatrico ma il cellòne, evidentemente fiero della sua incompetenza o forse infastidito dall’unica richiesta ricevuta quella notte, mi rimanda a casa. Arrangiati. Il marito, testardo e ormai stremato dalle mie urla, mi porta alla guardia medica (che è pure assurdo ‘sto fatto che uno esce dal p.s. per andare alla guardia medica, vé? Eppure è andata così) che appena mi vede l’orecchio (senza otoscopio perché era tutto completamente chiuso da fuori) mi fa essignòra, e lei deve andare in p.s., e qui ci vuole il cortisone, e qui ci vogliono le punture, e qui, e lì. Non so se piangevo più per il dolore o per la rabbia. Si incazza il marito (no dico, giuro: si incazza!), torniamo in p.s., il medico cellòne si passa una mano sulla coscienza e forse spaventato dal certificato della guardia medica che richiedeva visita immediata specialistica chiama l’otorino di turno il quale, lemme lemme, arriva dopo due ore circa, mi visita tra i pianti e la disperazione totale e chiede al marito ma a parte l’orecchio, la signora come sta, la gravidanza come va? Il marito con tutta la forza rimastagli risponde con tono rapido ma deciso dottore, mia moglie è un toro. A me un poco mi veniva da ridere però continuavo a piangere per il dolore, pure per non passare per scema che piangevo e ridevo insieme. Al che l’otorino proferisce le salomoniche parole è una infiammazione diffusa, una infezione dei tessuti esterni … RICOVERO URGENTE. Eh? Ricovero urgente. Oh ma di che? Ho detto ricovero urgente. Ah … non avevo capito. Mi spara un anestetico immediato che mi procura un vago sollievo, per poi sistemarmi a letto e iniziare la massiccia cura che ho dovuto proseguire anche a casa una volta uscita. Insomma un soggiorno tra una flebo di antibiotico e una puntura di cortisone, purtroppo necessari ed indispensabili ma che, a quanto pare, non hanno fatto danno. Però, come sempre, ci sono uscite anche delle cose positive. Per esempio, ho fatto amicizia con una ragazza, una signora e sua mamma, un signore e due infermieri. E pure con la tipa che portava il pranzo e la cena in reparto, che una sera le ho chiesto sorridendo se si poteva sostituire il prosciutto cotto con la coscia di pollo. La sua disponibilità, strizzandomi l’occhio in segno di complicità, è stata mitica. Quest’è il dunque. Ma che l’ho detto che mia figlia è femmina? Mi sa di no. Mia figlia è femmina. E io lo sapevo dal primo momento. E c’ha pure lo stacco di coscia. All’ecografia morfologica, i cui valori riscontrati sono tutti nella norma, è risultato che mia figlia è magra e lunga. Come il papà, dico io. Perché se era lunga ma un poco rotondina era più come la mamma. E poi mia figlia nella pancia si prende i piedi con le mani, fa la contorsionista. Si contorsiona da morire e non sta ferma un attimo. La ginecologa fa sempre un po’ fatica alle ecografie perché quella fa la dispettosa. Si mette di culo e non si schioda più. Dopo l’esperienza orecchio violento a mia figlia ho detto che noi femmine siamo nate per soffrire dolori fisici ma anche per vivere grandi vittorie morali. Un modo come un altro per prepararla fin da ora a certe cose. Poi ho pensato che è davvero troppo presto per fare questi discorsi, e allora l'altra sera, mentre mi accarezzavo la pancia e lei si muoveva mi sono tornati in mente tutti i racconti che finora ho sentito sul parto. Dio ci scampi e liberi almeno dalle emorroidi.