Archivio mensile:ottobre 2011

NoveDieciUndici

 

 

 

Sono nata nel silenzio della notte. Lungo il corridoio buio del reparto c’erano le stanze semichiuse e luci soffuse. Porte a nascondere, coprire. Tutto un raccontare sotterraneo di vite appena giunte, una fiaba raccolta nel sonno. Le urla di mia madre sono diventate incessanti con il calare del sole, ed io le sentivo. Ma ogni cosa ha il suo tempo, e non ho potuto far altro che aspettare il mio turno. Ricordo mio padre ed il suo viso sfinito, sgomento. Dibattuto a tratti. Impotente. Ricordo mio padre ed il suo amore immenso, così silenzioso, racchiuso tutto in una mano tesa. A volte in poche parole. Altre in qualche lacrima trattenuta. Poi è stato tutto un attimo velocissimo. Il freddo della sala operatoria, il verde dei teli ed i tagli sulla pelle si sono confusi per qualche istante creando una sorta di realtà parallela. Io ho urlato, con tutte le mie forze. Con tutta la mia volontà. Ho urlato per dirle che c’ero finalmente, che non aveva più nulla da temere. Che non era più solo un sogno. Un’attesa. Ho urlato perché lei mi rispondesse subito, non appena mi hanno strappata via dal suo corpo. E lei, stremata, mi ha sentita. Mi ha guardata negli occhi, in questi occhi che ho profondi e grandi come due perle nere, e tra le lacrime improvvise mi ha chiamata per nome. Amore mio, sono qui. Amore mio, sono qui. La tenera commozione di mio padre ed il suo grazie a mia madre è stato il primo esempio di amore che ho ricevuto. E mentre nel cuore della notte tutti brindavano io respiravo il respiro di mia madre. E quel profumo della sua pelle che ho sentito da dentro per tanto tempo. Novedieciundici. Certo, avrebbe potuto essere anche un altro giorno. Ma evidentemente, come ha detto qualcuno di me, sono nata con un gran senso delle proporzioni.