Archivio mensile:aprile 2012

Di fama e di fame

Che di questi silenzi, di questi rumori sordi, non ci si stanca mai e sembrano secoli che finalmente riesco a parlare con qualcuno. Come del guardarsi dentro ed in parte, perché no, gioire se riesci a vedere che credi di essere arrivata solo perché gli occhi non si staccano dall’alto. Ma le mani in tasca, chiuse, non t’illudono. Se per davvero sai guardare ciò che sei. Ho visto gente amata non credere di esserlo, e gente desiderosa di un abbraccio di faccia contro un muro. Ho visto bocche piene di cibo e prontamente spalancate per ingerirne ancora. Ho visto sorrisi ed esasperazioni. Quando nessun piede cammina, nessuna bocca si apre, nessun pensiero filtra, allora riconosci che non è un male esser soli. E che qualcosa di te, di quel tuo vecchio malandato essere ancora lo conservi. Qualcosa di quel tuo assurdo dondolare che, in qualche modo, non si staccherà mai dalla tua pelle. Quella parte attiva nella stasi. Unica, inimitabile. Quel riuscire a trasformare, senza mai demordere, perfino la solitudine nella migliore delle compagnie.