Archivio mensile:luglio 2012

In grana

 

Mi chiamo Sabbia ed ho i pensieri sudati. Attenzione, afa. Attenzione, bollino rosso. Io lo vorrei giallo un bollino. Per mettere in allerta la gente distratta come solo i semafori in piena notte sanno fare. Brutta storia aver a che fare con i dettagli. Entro in un bar e mi ritrovo sotto un ventilatore che recita il suo requiem preferito, rimestare l’aria rarefatta spingendola da destra a sinistra, dall’alto al basso. Mai un vortice. Due pesi, due misure. Due pesi, una misura a volte. Tre pesi, nessuna misura. Reggo il confronto. Rifuggo inutili ostentazioni. Mi nascondo sotto al mare. Calpestare, forse. Poi uno schizzo d’acqua e tutti si divertono come se non fosse mai accaduto niente. C’è un posto in cui mi sono stancata di stare, ha le mura annerite dal carbone e angoli troppo pieni di vecchie scatole. E nell’aria delle stanze ridonda sempre la stessa musica, scritta da mani rugose mascherate con perfetti guanti bianchi. E tutto un tintinnio di stranezze che come bicchieri di cristallo si scontrano e si frantumano. C’è un posto in cui mi sono stancata di stare, c’è appeso un lampadario d’altri tempi che non fa luce da anni e un vecchio tavolo con i piedi rotti. Scalinate impolverate, finestre chiuse, porte con infinite mandate. Mi chiamo Sabbia, vivo nel deserto. Ma per certo so che non ci morirò.