Archivio mensile:dicembre 2012

In the mirror

Gli anni sono fatti di anni, ma i minuti…quelli sono fatti di tutte le facce che si possiedono. Mi ci perderei ancora infiniti tempi nelle tue mani, quando mi accarezzano il viso, quando asciugano le mie lacrime, quando scorrono sulla mia schiena, quando mi soccorrono nella fatica. Mi ci perderei ancora infiniti tempi in queste musiche lontane, di terre aride e rugose, nelle grotte insabbiate. Sul mare, io ci voglio correre e non solo camminare. Nell’acqua, io ci voglio affondare e non solo nuotare. Su questo letto sempre disfatto e pronto per le nostre voglie io ci voglio saltare e non solo dormire. In tutte quelle strade ancora sconosciute io voglio fermarmi a guardare, non solo percorrerle per arrivare. E mentre con la mente ripasso i giorni di questo anno, e i minuti di questi giorni, e tutti gli istanti dei minuti trascorsi, io so, lo vedo, io riesco ancora ad essere me. Pronta e addormentata, veloce e lenta, intensa e tragica, comica ed ironica. Brillantemente attenta, argutamente silenziosa, efficacemente loquace. Distratta per poco e per poco affaticata. Superba, come una foto d’altri tempi. Umile, come la terra appena bagnata dalla pioggia estiva. Prepotente, come il vento. Scompigliata, come degli alberi in inverno. Riesco ancora, io lo vedo, io lo so, a venire tra queste pagine bianche da sporcare per dire. E nei prossimi giorni il mio specchio lo sussurrerà ancora. Dei prossimi minuti, di tutti gli anni, del domani che non so. Di te che ho. Sottovoce…sono qui per parlare.

 

Claudia

T’ho amato che lo sapevi e non me l’hai mai detto. Se tu l’avessi fatto io mi sarei strappata con le unghie questo cuore dal petto, l’avrei ingoiato in un sol boccone e, certamente, l’avrei digerito. Invece te ne sei andato e mi hai salutato con un bacio sulla guancia come si fa con gli amici di scuola, come si fa con una persona che hai lasciato solo dieci minuti prima al telefono. Come si fa con una che non hai mai accarezzato. Io però me lo ricordo quando dicesti che non avevi da fare e che dovevo venire da te. Mi vestii alla velocità della luce e recuperai con tutta calma poco dopo, tra le tue braccia. Con la lentezza che si confà agli amanti che hanno tutta la notte per loro mentre noi avevamo il tramonto già sulla testa. Io però me lo ricordo quando mi regalasti un biglietto di auguri con su scritto non nasconderti, ti troverò. E sono rimasta sempre allo stesso posto, sotto la stessa pietra a ripararmi dai temporali ma tu non sei tornato subito ed io dopo un po’ avevo già capito che non saresti più venuto a prendermi ma lì sotto ci sono rimasta ugualmente. T’ho amato che lo sapevi e non me l’hai detto. Se tu l’avessi fatto io avrei riso di me e di te fino a piangere, a piangere di pianti innocui. Se tu l’avessi fatto io non avrei aspettato nemmeno un minuto. Avrei appuntato il mio cappotto fino al collo e sbattuti i tacchi avrei fatto il giro del tuo palazzo sottobraccio ad uno sconosciuto, sapendoti alla finestra. Io ti ho amato e tu lo sapevi, ma hai taciuto e per questo io mi sono disperata, mi sono annoiata, mi sono sconsolata. E invece oggi che ti ripenso mi dico ecco, Claudia, siamo ancora qui. Io e te. Io, te e lui. Io che lo odio, tu che lo ami. E lui che si gongola toccandosi la barba appena incolta e lascia scorrere le mani sui suoi jeans con quel solito gesto lento. Raccolto e provocatorio. Come di una donna che ansima per farsi toccare. Non sono le parole di una canzone a ricordarmi di te, è la sua musica. Perché non ho dimenticato quando hai voluto sederti con me sul marciapiede dicendo Claudia, cantami una canzone. E non ho dimenticato che non avevo parole da cantare, ma troppa musica da suonare. Oggi che ti ripenso mi dico ecco, io ti ho amato che tu lo sapevi davvero quanto, ma non me lo hai mai detto. E mi hai lasciata seduta lì, su quel marciapiede col culo al freddo mentre, andando via, non ti sei girato una sola volta. Dritto, come un soldatino verso la trincea. Dritto, come un soldatino. Dritto e forte. Dritto, grande. Enorme da sovrastarmi l’anima. Se l’avessi saputo, io che ho un nome che zoppica, avrei guardato meglio nelle tue tasche. Quello scampolo di cuore che avevo, in qualche modo, me lo sarei ripreso prima che tu voltassi l’angolo.