Archivio mensile:gennaio 2013

Topolino topoletto …

Mo, ci sta da dire un fatto. Vorrei capire una serie di cose che non capisco. E voi mi direte chissenefrega. E io vi rispondo che non ve ne deve fregare tanto…ma se state qua a leggere vuol dire che di me ve ne frega almeno un poco. Pure se sono cosette sceme. Il titolo del post è fuorviante appositamente. E non c’ho voglia di applicarmi a trovare un titolo decente. Che di decenza qui ce n’è poca. Ora, una cosa che vorrei capire è come diamine fare per mettere, quando mi gira la zurla, una canzone ai post. Voglio dire, mettiamo ilcaso che ti sentissi stanco di me…ecco, una qualunque. Mina, per esempio. Ma se anche fossero ACDC, non male. Il punto è che non ne vengo a capo. E, come un tempo, se blog deve essere sia. Ma quando c’ho voglia di una canzone qualcuno mi faccia capire come fare. Poi, un’altra cosa che vorrei capire è perché i clienti ottengono un risultato e non capiscono grazie a chi? Insomma, questo fatto è sconvolgente, ancora. Si. Dopo otto anni circa di professione. E infine, vorrei capire perché tutta la gente che scriveva sui blog ha smesso di farlo. Ma davvero feisbuc è tale e quale ad un blog? Va là, ma chi ci crede a queste panzane. Vorrei tanto ritrovare alcuni, ma dove li ripesco? Impossibile. Prendi per esempio Donato. Donato ha allietato le nostre giornate come pochi, ci faceva ridere da morire. Si ficcava impunemente nei nostri discorsi. Chissà che fa Donato. Starà su feisbuc anche lui a chattare come un matto? Uff. Fa freddo, il lavoro è da massacro ed in questo momento mi faccio cullare dalle note nostalgiche di A Salty Dog dei Procol Harum, che mi fanno tanto pensare a quel bravo blogger, nonché fisico e matematico mi pare, Weller60. Che era di una tenerezza infinita. E pure simpatico assai. A lui, me lo ricordo benissimo, Procol Harum piacevano tanto.  Il che mi rimanda ai tempi di myblog. Anzi di Alice. Anzi, di Virgilio. Che erano tempi belli tanto, si era fidanzati e ci si appassionava a tutto. Perfino a chi stava dall’altra parte dello schermo. Alle sue parole. Alla faccia che sapevi guardare anche se non vedevi. Conclusivamente vorrei anche dire all’etere che mi legge che una tantum c’è bisogno di scrittura sciolta. Dove l’io non è l’io di qualcun altro ma proprio l’io mio che, a volte, tiene troppo bisogno di uscirsene a fare una passeggiata. (Si capisce bene il tutto o necessita spiegazioni?)