Archivio mensile:giugno 2013

Tra Versi

Io e il mio amore siamo in tre. Questo fresco vento d’estate, i giorni sulle spalle e certe lacrime silenziose. Che ci stanno cieli incomprensibili, ti piovono addosso e non avresti mai il coraggio di sfidarli. Di scongiurare. Di dimenticare. Io e il mio amore siamo in tre. Questa stanza, un quadro colorato ed una corsa al mare che ti sfinisce. Gli inverni sono stati coperte troppo leggere, e non scaldavano mai. Perché si vive a volte come su un muro. Seduti in equilibrio, quasi a cadere eppure pronti a tenersi ancora un po’. Ti hanno mai detto che una mano ha cinque dita? Ed invece no. Ne ha infinite per toccare, per scrivere, per suonare, per spingere, per piangere, per graffiare, per parlare. Per tacere. Tutto insieme, tutto adesso. Tutto rinchiuso in un baule d’altri tempi, colmo di cose vecchie rimestate in una sola sera di malinconia. Posto in un angolo delle scale, illuminato a giorno dal sole che filtra attraverso il vetro della finestra sul corridoio. A catenaccio. Impossibile riaprirlo. Ti hanno mai detto che con gli occhi puoi guardare? Ed invece no. Puoi sussurrare, puoi ruggire, puoi disperarti e perfino non trovare conforto. Puoi mangiare e dormire. Cantare e sopravvivere. Io e il mio amore siamo in tre. Gli abbracci nella notte, uno sgabello in cucina e il viola dell’uva. Zucchero di canna, caffè e cacao. E suoni di grilli in campagna, e neve che cade sulle alte vette e sabbia che acceca sotto il sole. Ti hanno mai detto che puoi correre senza scarpe e non sentire dolore, che puoi viaggiare senza soldi e non sentirti per questo perduto, che puoi gridare senza preoccuparti di chi sente, che puoi tuffarti nei sogni senza annegare e perfino stringere tra le mani un libro e viverci dentro ad ogni pagina? Io e il mio amore siamo in tre. Una notte lunga, albe dissonanti e questi dolori che si alternano ai progetti e alle buone intenzioni. La schiena non regge il peso, ora, delle spinte. Il ritmo del cuore aumenta ed io non lo so controllare. Il respiro mi si accorcia e queste strade iniziano ad essere troppo lunghe da percorrere. Ci siamo quasi, o almeno così sembra. Che lunga gestazione è mai questa, che sembra non aver fine. Che lungo travaglio è mai questo, che sembra non dover terminare. Penso, e mi dico, ci sarà da qualche parte qualcosa per me. E qualcosa per te. Ci sarà, da qualche parte, un suono che saprò riconoscere immediatamente. Ci sarà, in qualche modo, la possibilità di dare. Di fare. Di amare. Io e il mio amore siamo in tre. L’odore della terra del deserto, la calura sulle sponde di fiumi asciutti ed il verde di sconfinate foreste. Torno alle mie radici che sanno di sale e fango. Porto con me il biondo del grano, il grigio del cemento. Una voce nitidamente mi chiama, ed il cuore mi trema dentro. Io e il mio amore siamo in tre. Questa sera, domani ancora e poi il figlio che avrò. 

 

A G. e M.