Archivio mensile:aprile 2014

Futuri

C’ho messo del tempo. In un sacco grande di iuta. Io ci ho messo dentro del tempo. Di giorni e neve, e di pioggia incessante a guardare lo scorrere dell’acqua dietro i vetri. E ci ho messo dentro del tempo che le porte non si aprivano e le parole si aggrappavano a tralci secchi. Come le viti quando non c’è sole abbastanza. In un sacco, grande di iuta, ci ho messo dentro il tempo di comprare poche cose, poche cose necessarie e così velocemente. E ho pianto, abbracciata ad un cuscino ho pianto lacrime di silenzio e di tanti, tanti perché. Poi ho deciso di chiudere tutto e gettarlo nell’immondizia, sotto casa. Ho chiuso tutto e l’ho gettato. Con la facilità di chi è capace di prendersi tutta una vita e lanciarla dalla finestra, ricominciando ogni volta dall’inizio. Un inizio di ovatta, che era piccolo e poi si è fatto il suo cammino insieme a me che mi guardo le mani e oggi me le trovo rugose, come le vecchie che hanno combattuto per ammassare una manciata di farina e uno sputo di acqua in tempo di guerra. E mi guardo le mani che ce le ho attaccate a braccia forti, nonostante tutto. Ancora capaci, ancora pronte. Non sono invecchiata, o forse certi dolori nascosti ti prendono gli anni e ne fanno un intreccio inestricabile come le sedie di vimini. Prova a sbrigliare la matassa, se ci riesci. Io sto qui, io sto ancora qui. E ci sto con i miei amori, quelli di ieri e quelli di oggi. E di domani che saranno enormi, complessi, affaccendati ed occupati con dolcetti di Natali da preparare e bibite da ghiacciare nei giorni afosi dell’estate. Io lo vedo il futuro. Io lo vedo, il mio futuro. Il mio, il vostro. Quello delle anime mie da curare, da salvare. Io lo vedo, il mio futuro. E ha il sapore di tante parole ancora di dire e da scrivere, perché ci si ferma per poco ma chi è abituato a correre la forza nelle gambe ce l’ha anche da seduto, e prima o poi sentirà quello scatto dentro. Uno sparo, boom. Uno sparo, un colpo al cuore. E si deve ricominciare a dire, perché il silenzio uccide chi lo vive e chi lo subisce. E si deve ricominciare a dire, perché io non ci credo nella gente che si parla senza parole, che si ama senza abbracciarsi, che si vive attaccata ad un telefono ore ed ore. Ho sangue aperto in queste mie vene, sangue che sa urlare dal basso. Che balla e canta e soffre sì, soffre e si dispera e per questo vive e s’inquieta a volte e sembra mai trovar pace. Ma la verità è che mi piace sapere, conoscere, andare. Trovare, scovare, scoprire. E cadere e rialzarmi. E imparare una lingua nuova, e pochi pensieri. E leggere nelle righe, e leggere in mezzo e di traverso. Ovunque sia scritto io ci sono. Io, e questi miei amori grandi. Io, e questa vita che mi costruisco e mi vivo. Così, per me. Per loro. Per tornare ad essere. Per ricominciare sempre.