Archivio mensile:marzo 2017

Poi oggi

 

Tutta la notte era camminare per strada quando il traffico si assopiva e le luci dei lampioni diventavano più fioche. Nebbie basse, e umido addosso. Stringi il cappotto e passo svelto, che si torna fino a domani. Tutta la notte erano le lunghe chiacchierate nella stanza bianca, senza quadri e senza profumi. Solo odori di carta bagnata e consumata. Niente muffa né polveri. Tutta la notte sapeva di nasi arricciati. E questo è quanto. Tutta la notte stava allungata come le spose sul letto la prima notte, attese concitate e risate di schioppo. Piccoli boccioli caduti e vestiti consunti. Tutta la notte erano i visi di tanti, le voci di pochi, le mani sue. E piccoli strilli dei bambini lungo le scale. Briciole del panino sulle gambe, e unghie morsicate. Tutta la notte è stata lunga, è stata grande, è stata larga. Immensa. Con i capelli sciolti sulle spalle e le gambe sulla scrivania. Con il telefono muto e le luci spente del corridoio. Sbuffi di fumo alla finestra. Una canzone. E le grandi certezze e le piccole poesie e le promesse di non lasciarsi andare alla malinconia. Poi oggi. Così. Qui. Ricominciare a scrivere è come aprire un baule di roba vecchia e tu sei decisa a gettare via l’inutile e non sai dove metter mano prima. E non sai come procedere. E non sai se i sacchi che hai saranno sufficienti, e nemmeno sai se li riempirai davvero. Poi oggi. Qui. Che me ne sto immobile e a gambe aperte, rilasciata completamente. Con gli occhi socchiusi quel tanto che basta per non farmi trafiggere dalla primavera di questo giorno. Ci vuole rodaggio, ci vuole esercizio. Ed io non riesco ad abbandonare gli inverni con la stessa facilità dei nuovi fiori. Me ne sto così, me ne sto per stare e basta. Per non pensare e non dire. Me ne sto, e sto da dio. Che non è indolenza la mia, se non pelle che se ne va. Strisciando contro i pavimenti. In attesa della nuova muta. E del prossimo inizio.