2 pensieri su “

  1. Teodoro

    Questo breve commento si riferisce al post di Giugno.
    Lo scritto è impregnato di umori, tutti umidi: c’è un ossessivo riferimento al sudore, alla pioggia, all’umidità in generale, ed agli aspetti corporei più direttamente interessati. I personaggi risultano tutti sbattuti, massacrati dalla vita e delle intemperie, e finalmente ridotti ad ombre. Ombre mute.
    La memoria pervade ogni riga, e la prospettiva, che in genere rende roseo anche il passato più crudo, pervade il presente con angoscia, come una soffocante e costante pressione sul petto.
    L’atmosfera riecheggia più l’Orietta Berti del “finchè la barca va”, che Renato Zero, endendo il quadro molto più tetro di quanto possa mai immaginare uno stuolo di sorcini invasati. E Laura, non era l’étoile dell’Opera; e non era nemmeno Laura, in realtà si chiamava Rada, che avrebbe dovuto significare Gioia, e che apparentemente sembrava solo una povera zingara che ballava tra i cassonetti. Ma era in realtà una donna affetta da nanismo, che si fingeva nomade per guadagnarsi da vivere. I suoi piedi tozzi danzavano leggeri, e la polvere sembrava non voler attecchire alla sua pelle ancora chiara. A volte, qualcuno si fermava per osservare, curioso. Avrebbe anche applaudito, se non avesse avuto paura.

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