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Topolino topoletto …

Mo, ci sta da dire un fatto. Vorrei capire una serie di cose che non capisco. E voi mi direte chissenefrega. E io vi rispondo che non ve ne deve fregare tanto…ma se state qua a leggere vuol dire che di me ve ne frega almeno un poco. Pure se sono cosette sceme. Il titolo del post è fuorviante appositamente. E non c’ho voglia di applicarmi a trovare un titolo decente. Che di decenza qui ce n’è poca. Ora, una cosa che vorrei capire è come diamine fare per mettere, quando mi gira la zurla, una canzone ai post. Voglio dire, mettiamo ilcaso che ti sentissi stanco di me…ecco, una qualunque. Mina, per esempio. Ma se anche fossero ACDC, non male. Il punto è che non ne vengo a capo. E, come un tempo, se blog deve essere sia. Ma quando c’ho voglia di una canzone qualcuno mi faccia capire come fare. Poi, un’altra cosa che vorrei capire è perché i clienti ottengono un risultato e non capiscono grazie a chi? Insomma, questo fatto è sconvolgente, ancora. Si. Dopo otto anni circa di professione. E infine, vorrei capire perché tutta la gente che scriveva sui blog ha smesso di farlo. Ma davvero feisbuc è tale e quale ad un blog? Va là, ma chi ci crede a queste panzane. Vorrei tanto ritrovare alcuni, ma dove li ripesco? Impossibile. Prendi per esempio Donato. Donato ha allietato le nostre giornate come pochi, ci faceva ridere da morire. Si ficcava impunemente nei nostri discorsi. Chissà che fa Donato. Starà su feisbuc anche lui a chattare come un matto? Uff. Fa freddo, il lavoro è da massacro ed in questo momento mi faccio cullare dalle note nostalgiche di A Salty Dog dei Procol Harum, che mi fanno tanto pensare a quel bravo blogger, nonché fisico e matematico mi pare, Weller60. Che era di una tenerezza infinita. E pure simpatico assai. A lui, me lo ricordo benissimo, Procol Harum piacevano tanto.  Il che mi rimanda ai tempi di myblog. Anzi di Alice. Anzi, di Virgilio. Che erano tempi belli tanto, si era fidanzati e ci si appassionava a tutto. Perfino a chi stava dall’altra parte dello schermo. Alle sue parole. Alla faccia che sapevi guardare anche se non vedevi. Conclusivamente vorrei anche dire all’etere che mi legge che una tantum c’è bisogno di scrittura sciolta. Dove l’io non è l’io di qualcun altro ma proprio l’io mio che, a volte, tiene troppo bisogno di uscirsene a fare una passeggiata. (Si capisce bene il tutto o necessita spiegazioni?)

 

E poi voglio dire “per esempio”. Che mi piace troppo.

Anche se dopo averlo detto mi ritrovo sempre a spiegare che era un esempio.

 

Devo riprendere il ritmo. E soprattutto il tempo. E soprattutto ancora le parole. E soprattuttissimo poi…non mi ricordo!

 

 

E poi niente, alcune cose sono diventate lentissime, come placide, mentre altre viaggiano ad una velocità prima d’ora mai pensata. Tanti progetti, molte idee. Impegni permettendo, anche andare qui insieme alla Duche, e chiunque altro vorrà accompagnarsi. Ed infine ho da fare un pubblico in bocca al lupo al mio preferito tra i candidati alla carica di Sindaco della mia città. Se tutto va bene, ne vedremo delle belle.

 

 

Caro amico ti scrivo

 
Caro Silvio,
non volevo scriverti questa lettera riservata (scusa la parolaccia) perché è una questione molto delicata. Però Silvio, tu mi provochi. Non ti mettere a dare la colpa ad altri del casino di tua moglie (scusa la parolaccia). Pure anni addietro facesti dei casini e tua moglie (scusa la parolaccia) solo per quieto vivere stette zitta. Qua il casino tu lo facesti, e mo tu lo risolvi. Lascia stare Franceschini e gli altri, che figurati se si mettono a ciancischiare con Veronica. Pensa invece a quel che dice Bossi (scusa la parolaccia), che in mezzo a tante cazzate una cosa buona l’ha detta : non bisogna mai far star male la moglie (scusa la parolaccia). In questo giorno di lutto nazionale per la tua prossima separazione coniugale ti volevo esternare tutto il dolore (scusa la parolaccia) che sento dentro di me. Proprio come te lo senti dentro tu, anche se non si può dire esattamente dove te lo senti ma so che in questo momento te lo senti fortissimo. Tu stesso lo dici, che sono tre volte che la Veronica ti fa brutti scherzi in odor di elezioni. Eh. Silvio, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi ? Infatti talmente tanto fuggitivi avevi gli occhi che fuggisti alla festa di tal Noemi. Io la guardai, accorandomi al dolor tuo immenso, questa Noemi. La guardai nelle foto con il culo da fuori nelle sue mutandine strizzate che circolano impunemente in questa rete di sciacalli che è il web (scusa la parolaccia). Che dire, trattasi di santa e pia ragazza cresciuta a suon di Vangelo (scusa la parolaccia). Ordunque, Silvio, non ti biasimo per la tua fuggitiva fuggita dalla neodiciottenne Noemi. Solo, oh Silvio, volevoti far notare che tu sarai pure amico del suo papi, di questa Noemi, ma nel frattempo la pulchra puella a te proprio, ella, ti chiama papi. Silvio, ma chi è il papi di Noemi, tu o l’altro ? Silvio (scusa la parolaccia), caduto fosti nella trappola del genitore doppio ! Non ho capito, e ti chiedo venia per la mia limitatezza, se papi fu il papà della Noemi, o se papi fosti tu ! Se sei tu, gira la ruota ! La Noemi c’ha un naso rifatto che è inguardabile. Sta a punta come una lancia dei mohicani. Il chirurgo avrà sbagliato. Ma tu fosti a regalar il divino nasino alla ragazzetta ? Caro Silvio, in questo giorno che sei così strutto nel tuo dolore ti volevo anche esternare tutta la mia stima (scusa la parolaccia) perché sei uno dei migliori rappresentanti della democrazia (scusa la parolaccia) che la storia italiana abbia mai conosciuto. Nessuno mai come te prima era riuscito ad avere così tanti consensi a suon di promesse. Il resto te lo dirò a quattro occhi. Silvio, volevoti anche chieder, giacché siamo in tema di donne (scusa la parolaccia) ma la questione delle intercettazioni con la Carfagna com’è finita ? A cazzo di cane ? No perché mi sa che mi sono persa un paio di pezzi. Oh, Silvio ! Senti ma com’è che tua moglie non ti accompagna mai alle cerimoniose cerimonie istituzionali ? Mica c’ha qualcosa da invidiare alla Carlà Brunì. Ah, queste donne (scusa la parolaccia). Hai ragione, sono buone solo per essere irretite. In fondo, tu l’hai detto. Mica si possono candidare tutte Rosi Bindi, e su questo hai il mio totale appoggio. Volevoti chieder ancora se posso, com’è che l’hai conosciuto il papà della Noemi ? Dice che faceva l’autista di Craxi ma il figlio di Craxi dice che l’autista si chiamava Nicola, era veneto (scusa la parolaccia) ed è morto. Invece il papi di Noemi, non il papi tu ma il papi proprio suo naturale, tu sei quello acquisito per i regali, dicevo il papi di Noemi si chiama Benedetto, sta in Comune e pare abbia avuto dei piccoli screzi in passato con la Magistratura (scusa la parolaccia). Si ma cosa da niente. Che vuoi che sia. Silvio mio, non ti curar di loro ma guarda e passa. Silvio, ma tu pensavi di essere come Bill Clinton ? Silvio, non t’illudere ! Clinton era alto (scusa la parolaccia) e biondo (scusa la parolaccia). Tu sei basso e con il capello installato. Che ci fa, Clinton, al tuo cospetto e confronto ? Tu sei meglio. Conclusivamente volevoti dir ancora, mio adorato (scusa la parolaccia) questo che mi appresto a dirti. Io, risaputo è ovunque ed in ogni tempo, tu anche lo sapesti sempre e per sempre, non sono di sinistra (scusa la parolaccia). Imperciocché, Silvio caro, ti prego. Non dire che sono stata io a convincere quella buona donna (scusa la parolaccia) di tua moglie (scusa la parolaccia) a mandarti a fare in culo e prendersi con un assegno mensile buona parte dei capitali che hai accumulato onestamente (scusa la parolaccia) fino ad oggi con fatica (scusa la parolaccia) e con gran sudore (scusa la parolaccia). Se t’avanzasse (scusa la parolaccia) qualcosa, sappi che qui c’è sempre chi ti segue (scusa la parolaccia) e ti ama (scusa la parolaccia). E soprattutto, in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee, tanta, tanta gente che ti voterà come si vota un santo (scusa la parolaccia). Ora poi, che sei vittima inconsapevole di una donna (scusa la parolaccia) che te l’ha messo in quel posto anche se l’uccello non ce l’ha, perché come ogni moglie (scusa la parolaccia) anche lei si sarà rotta di certi maschili condotte, Silvio, oh Silvio, non mancheremo di esserti accanto con tutto il nostro affetto (scusa la parolaccia). Sappi che presto riceverai visita di cordoglio dal Papa (scusa la parolaccia). Diciamo più o meno tra … tre o quattro anni. Quando probabilmente avrai trovato già una velina con cui dilettarti (scusa la parolaccia). Silvio, noi tutti facciamo il tifo per te. In alto Silvio marito afflitto, abbasso Veronica moglie poco istituzionale. In alto Silvio marito afflitto, abbasso Veronica moglie poco istituzionale. Dirige il match Monica Samille Lewinsky.
  
 
[ Le notizie sul papà di Noemi e la citazione di Bossi sono state apprese dal sito del Corriere. Parimenti da quotidiani sono state apprese a suo tempo informazioni sul Ministro Carfagna e presunte dubbie intercettazioni, lasciate poi cadere in tombale silenzio mediatico. L’intervista della Noemi, che studia da grafico pubblicitario, da grande vuole fare la showgirl ed infine candidarsi in Parlamento (non ho capito quale delle due è preferenziale come strada futura), la trovate qui. Leggetela, perché ci fa sentire tutti una grande famiglia. Ora sappiamo che non siamo orfani di un Paese in declino. Siamo tutti figli di papi. Fratelli di Noemi. E cugini del digitale terrestre. Amen ]
 
 
 
Egr. P.D.C.M., mi perdoni la satira e l’ironia che tuttavia mi è consentita in qualità di cittadina pensante anche se a volte pesante, nonché cittadina che vive (o almeno crede di vivere) in un paese democratico e sorretto da una Costituzione (anche se ancora per poco). Non è andato alle feste di compleanno dei Suoi figli, e fa la scappatine veloce alla festa di questa ragazza ? Abbia pazienza, Presidente. Avrebbe dato fastidio a qualsiasi donna (scusi la parolaccia) già soltanto questo particolare. Anche se ci sono donne per le quali i mariti potrebbero fare quello che vogliono. L’importante è che poi comunque tornino a casa e stiano a cuccia come cagnolini. Non credo minimamente in chissà quali rapporti di dubbia liceità con questa ragazza, ed anzi credo che di certo vi siano dei legami di amicizia familiari (di che genere non si sa, ma tant’è). Che poi la sig.ra Lario abbia fatto il pubblico exploit sotto elezioni per la terza volta eggià, mi rendo conto. Questa è, per Lei, la cosa più grave. Come biasimarLa, del resto ? Mi sarebbe però piaciuto di più se Lei avesse avuto il coraggio di non rilasciare dichiarazione alcuna su tutto ciò e nemmeno in opposizione a quelle rilasciate da Sua moglie quasi ex coniuge. Se avesse fatto fare alla sig.ra Lario la parte che voleva fare oggi, probabilmente, avrebbe maggiori consensi e non si ritroverebbe a battibeccare stupidamente con dei presunti quanto inesistenti manovratori. Si renda conto che la Sua è semplicemente una donna (scusi la parolaccia) inferocita. Lei che conosce le donne (scusi la parolaccia) così bene fatica a pensarlo ? La Sua signora ha errato, stando sempre dietro le quinte pur con esperienza di teatro non ha compreso che andava calato il sipario e che le cose dovevano esser fatte in camerino. Lei anche, Presidente, avrà pur sbagliato in qualcosa nel Suo matrimonio per far arrabbiare fino a questo punto la Sua donna (scusi la parolaccia). Per cui, s’auspica vivamente la riconciliazione. Anche perché abbiamo ben altro cui pensare.
Accoratamente, stia bene.
 

Ma davvero devo metterci il titolo ?

 

Siccome ei fu sul mobile e stava coll’impiccio sessuale del momento, stette spogliata pure la memore, con lo spiro di quell’amante sul cor. Intanto che fuori la nebbia sui colli irti saliva nel che piovigginava e il maestrale s’incazzava mentre imbiancava le pareti esterne, il cacciatore marito della donzelletta e amante della memora spoglia che stava con l’ei fu sul mobile, ritornando dalle vie del borgo ubriaco al ribollir dei tini, invece che sparar sull’uscio i due fedifraghi, ferì mortalmente lo stormo d’uccelli neri. Si mise ad urlare la donzelletta dalla campagna, che non s’era accorta che il sole era calato in su da tanto, e manco s’era accorta che il cacciator, suo marito, amante a sua volta della memore spoglia che stava sul mobile con l’ei fu, s’era inasprito con l’odor dei vini. Però un po’ se l’immaginava. Vedendo gli uccelli neri cascar moribondi dal ciel, riconoscendo il fragor dei colpi coniugali, e conoscendo il ciacciator marito suo, pensò che s’era sbagliato bersaglio. Frattempamente, l’ei fu sul mobile continuava a sospirar con la memore spoglia, che era ormai quasi orba, ma ancora non proprio. La donzelletta allora si mise a fuggir di gente in gente, cercando il fratello Giovanni che però era morto. Incontrò l’amica risanata strada facendo, ma tempo tre secondi morì pur’essa. E così s’era concluso il ciclo dei trecento, quelli che erano giovani e forti. La donzelletta, presa al cor da paura, non s’illuminò più d’immenso e camminando camminando, fuggendo fuggendo per la morìa d’uccelli neri che ad essa pure facevano comodo all’occorrenza, evitando di ritrovarsi nella selva oscura e smarrir la diritta via, arrivò fino alle sacre sponde di Zacinto. E lì pianse, pianse amaramente dell’assassinio dei pennuti. Perché pur’essa, ora, non c’aveva più uccelli. Di là, intanto, l’ei fu si spostò dal mobile e portò la memore spoglia sospirante verso il letto. Che ci voleva dar altri due colpetti da bruto, mentre la memore spoglia diceva che fatti erano per seguir virtute e conoscenza. E giustappunto l’ei fu desideroso di conoscenze ancora di più. In quel frangente passò dinanzi al cacciator Luigia Pallavicini tutta fluttuante al galoppo. La Luigia, che era poco ligia ma assai furbetta, cadendo da cavallo si fratturò quattro costole. Il cacciator allora, sbollito il ribollir dei tini nella testa, s’affrettò a chiamare Grazia, Graziella e Grazi’o Cazz’ affinché la Pallavicina si riprendesse presto, e si facesse più vicina ancora. Tanto si fece vicina la Pallavicina, che, epilogamente, l’ei fu mandò via, finito il brutal servizio, la memore spoglia di tanto spiro che non ce la faceva più a sospirar, e andò a cercar la donzelletta perchè nessuno lo sapeva ma loro c’avevano un certo intrallazzo nascosto. Lo sapevano solo i trecento. Che morirono e quindi mai potettero dire al cacciator che se lui c’aveva l’amante, ce l’aveva pure la moglie. La Pallavicina si fece curar della caduta da cavallo dal cacciatore che ripose il suo fucile a terra in mezzo agli uccelli neri morti, e che com’esuli pensieri in quel vespero lì non sarebbero migrati più. Pace pure all’anima dei volatili. Alla memore spoglia, sedotta e abbandonata, non restò altro che uscir, da sola, a riveder le stelle. Lei proprio, che tanto dolce e tanto onesta pareva ma solo quand’ella altrui saluta. Perché per il resto lo sapevano tutti, anche quelli che non facevano parte dei trecento giovani, forti e morti, che in realtà era una gran troia.

Commenti a caldo

S’attendeva da allora, lo so. Ma io ho bisogno dei miei tempi per certe cose. Così, quando i tempi sono maturi, si può procedere. E io proprio adesso procedo. Ora che ci ho squadretta e goniometro, m’avvio verso il progetto medesimo. Che la cosa più forte dei blog, si sa, sono i commenti. Perché il commento è lo strumento (che se lo adatti alla giusta parola vedi, fa pure la rima) principale (credono alcuni) del blog. Di certo è il mezzo essenziale di comunicazione tra chi scrive e chi legge. La logica dovrebbe essere che si legge, si lascia un pensiero su quel che si legge, possibilmente attinente, e poi te ne vai a casetta tua. No perché per esempio la moderazione t’aiuta poi a capire i commentatori, o meglio il loro perverso meccanismo.
Commentatore fatemi largo : il commentatore fatemi largo è quello che giusto per cominciare non gli sta bene che il tuo blog sia moderato. Che lui ci vuole la visibilità assoluta e guai se gli cancelli il commento-perla. Commento-perla del seguente tenore io non commento blog moderati perché sono contro la censura. Non gliene frega se scrive un commento così sotto un post in cui c’è scritto che ti sono morti tutti i gatti in casa, che hai perso il lavoro, e che domani probabilmente ti butterai dal balcone. Quel che conta è che lui sia contro la censura. Intanto però ti scrive. E ti fa fare anche la fatica di cancellarlo. Vabbuò.
Commentatore preparati ad accettare il vangelo : il commentatore preparati ad accettare il vangelo è quello che viene da te, legge, ti mena la sentenza come l’amo della canna da pesca e poi, ovviamente, ti fa la posta per giorni aspettando che tu ti penta e ti dolga con tutto il cuore dei tuoi peccati, o meglio di quello che hai scritto. Sintesi : raramente capisce quello che legge ma l’importante è lasciare il segno. Della croce. Appartengono al genere principalmente quelli convinti di stare tre metri sopra il cielo. Il che è tutto dire.
Commentatore adulatore : come scrivi bene complimenti sei bravissima davvero che brava che sei scrivi da dio complimentissimi eh complimentissimamente complimenti come vorrei saper scrivere così sei un mito sei un mito per me come te non c’è nessuno tu sei unica al mondo ti voglio sposare. Lo faccio anch’io a volte, ma evito la petulanza. Conclude con dovresti scrivere un libro. E non puoi far altro che rispondere tu anche. E fammi sapere che poi me lo compro.
Commentatore rompicoglioni : ciao bel blog facciamo link amici ? Ma chi cazz’ ti conosce.
Commentatore divagatore : questo è il migliore, e quello che più mi diverte a patto che sia un amico o una amica. Agli sconosciuti non è consentito divagare tranne se lo decido io e se mi fa piacere. Il commentatore divagatore appunto divaga. O meglio, il primo commento è quasi sempre attinente al post. Poi non si capisce più niente e se ne fa tutta una mischia. Le comiche nascono quando ci si trova in piu commentatori divagatori.
Esempio
Duchessa scrive il seguente post : Oggi piove e sono triste.
RMLK : patata piove anche qui ma a me piace tantissimo la pioggia
NYA : tesoro buongiorno non essere triste che succede dai che domani esce il sole
ZOE : se domani esce il sole vado al mare e marino la giornata a lavoro
NOALYS : beata te Zoe, io devo lavorare che devo produrre per aumentare il PIL nazionale
FIDATO : non guardi le previsioni meteo prima di uscire di casa ?
S4BS : buongiorno bellé :*
RMLK : buongiorno S4bs, ‘ttttttt’appost’ ?
Duchessa : scusate ragazze c’è il boss scassamarones ma fate con comodo
NYA : Zoe a quale mare vai ?
NOALYS : ma siete proprio stronze patateeeeeee !
RMLK : nessuno fa il caffè ?
FIDATO : voglio fare pure io la patata
S4BS : si è rotto un’altra volta il mio pc
Insomma, piano piano, lemme lemme, da che Duchessa stava triste perché pioveva s’arriva che ci si ritroverà tutte il giorno dopo sulla spiaggia a mangiare la frittata di maccheroni come Patrizia. Che se volete sapere chi è Patrizia fatevi apposita ricerca.
Commentatore insicuro : il commentatore insicuro è quello che vorrebbe scriverti e non vorrebbe scriverti, soprattutto se hai i commenti sotto il post ancora tutti chiusi in moderazione e lui praticamente non capisce se e cosa esattamente scriverti. Roba che manca di proprio intelletto e preferisce accodarsi agli altri. Se c’ha una sensazione, buona o cattiva che sia dalla lettura del tuo post, lui non si sbilancia. Fammi vedere prima gli altri che scrivono. Quindi aspettati che visiti il tuo blog quarantacinque volte, e ti scriva un unico commento appena tu pubblichi un post nuovo e i commenti di sotto al vecchio. E lui, finalmente, trova la pace dei sensi. Tornerà al prossimo giro di boa.
Commentatore coglitore : il commentatore coglitore, raro essere vagante in giro nella rete, è quello che ci coglie. Legge, ti scrive e ci coglie. Meraviglioso. Di un meraviglioso che pensi ah, è vero che scrivi per diletto tuo personale, ma questo qui ti da proprio soddisfazione. Ci pagherei una cena al commentatore coglitore. E uno dei tanti, e preciso tanti, commentatori coglitori devo citarlo perché io c’ho troppa stima di questo qui. Cito lui a capo della categoria cui fanno parte anche molti altri. Lui, che c’ha una mente che si viaggia all’unisono, e che lo trovate esattamente in questo posto.
Commentatore cinematografico : quello che legge i tuoi post e si fa i film. E la chiudo qui.
Commentatore ficcariello : il commentatore ficcariello è quello che si ficca. Si ficca un po’ dappertutto. Tipo, viene sul blog, il post non se lo legge manco per il cazzo, però si ficca lo stesso. O scrive un commento che risponde al commento di altro utente, contenente domanda che, ovvio, non era rivolta a lui, oppure si presenta cazzo cazzo bello bello e fa l’amico di turno. Cioè nessuno lo conosce, ma fa l’amico lo stesso. Che non è che uno non si può ficcare e fare amicizia. Ma fare l’amico senza conoscersi non sta bene. Presentati prima, poi ti ficchi.
Commentatore fotogenico : il commentatore fotogenico è quello che ti lascia le foto con le scritte glitterate. Se è sabato ti lascia la foto con buona domenica, se è venerdì ti lascia la foto con buon fine settimana, se è Natale o Pasqua o l’ultimo dell’anno ti lascia la foto con scritto happy birthday, perché confonde il tuo blog per quello di un altro. Ma non lo ammetterà mai.
Commentatore conciso : buongiò, buonasé, arrivedé, cià, bel post, afangul, tvb ( a scelta).
 
Mo, è ovvio che si fa per ridere e soprattutto perché ci avevo ‘sto post da scrivere a debito dopo vecchi discorsi con la Duchessa. Non facciamo che ci si offende, perché chi si offende è fetente. E adesso torniamo seri per favore. E non mi fate incazzare. Vogliamoci tutti bene. Stringiamoci la mano, e facciamo la catena dell’amore. Alé oh oh, alé oh oh.

Dirty Coffee (Divagazioni a tema)

La Duchessa teme di perdere le buone abitudini, considerata anche l’assenza (giustificata) della Angel, l’assenza (ingiustificata) della Nya e l’assenza (giustificata e non giustificata) della Zoe. Teme, e le urge un coffee break, e visto che ogni volta che glielo chiediamo lei mette sù la moca, stavolta tocca a me. Ci aggiungo anche il giornale, così ci teniamo informate su tutto quel che accade nel mondo. Sperando che l’informazione provenga da buone ed attendibili fonti, ma ne dubito. Per la cronaca, ieri sera ho visto Dirty Dancing che non lo vedevo dai secoli dei secoli amen. Incredibile, quante cose buffe ci sono in quel film. A cominciare da quel mito assurdo che ti viene propinato, quello che quando vai in vacanza con i genitori in un villagio c’hai il culo di trovare il figo ballerino che in mezzo ad un casino di gente ti acchiappa proprio a te, sfigatissima cessa adolescente, e ti fa diventare bravissima in due giorni, compreso il volo d’angelo nell’acqua e sbattimenti annessi di tettine in faccia. Per non parlare dell’orrendo reggiseno che lei indossa quando si spoglia, nel momento quello proprio fatidico. Quello che non si vede niente, e tu rimani lì a chiederti chissà cosa diavolo avranno fatto quei due poi. Le musiche piacevoli da riascoltare, che She’s like the wind è sempre bella dai, pure se Patrick Swayze è meglio quando fa il fantasma e non quando canta.  Adesso, non che io sia stata una adolescente con crisi esistenziali e cose del genere, ma ho vissuto quegli anni indenne per mia fortuna e pure per mio carattere dalle pippe mentali, quelle pippe proprio tipicamente esagerate. Però io quando ascoltavo da ragazzina she’s like the wind mi ci facevo certi pianti sopra incredibili. Mi prendeva così, mi faceva proprio piangere che poi manco sapevo perché. Chissà se era meglio una volta, oppure oggi che quando si piange il perché lo si conosce, ed anche troppo bene. Riguardi un film così, un film che ha fatto venir sù una generazione di ragazze sognanti, speranzose di trovare un uomo che ti metta le mani leggiadramente sul culo facendole sfilare di nuovo in sù, una cosa proprio romanticissima assai, ed invece ti rimane un dubbio, che non s’è sciolto quando avevi quindici anni, e non si scioglie neanche a trenta. Ma perciò io mi domando e dico. Ma che cazzo di nome è Baby ?

E, sorseggiando il caffè, ci si faccia tutti insieme appassionatamente ‘na sana chiagnuta, come ai bei tempi, guardando quì.

Inci(n)tamenti

L’uomo incinto cioè questo mi destabilizza. Una persona nata donna che si sente uomo e decide di cambiare sesso ma in realtà non lo cambia, si riempie di ormoni e fa cure continue per sottolineare caratteristiche maschili come barba e quant’altro, il pistolino non se lo fa mettere e conserva, come molti fanno e nonostante il suo sentirsi maschio, gli organi di riproduzione femminile. Si fa inseminare in qualche modo possibile, e rimane incinto. Rimane incinto ma dovrebbe dirsi che rimane incinta, non incinto, perché a quanto è dato sapere questa persona ha mantenuto gli organi femminili di riproduzione, e quindi almeno biologicamente e fisicamente è una donna. Con la barba, diciamo. E va bene, ce ne sono tante in giro. Questo pure è vero. Perdonate l’ironia, che notoriamente mi appartiene soprattutto nei momenti peggiori della vita, e senza la quale morirei. Ma, voglio dire, quello che mi destabilizza è proprio la meta scientifica di un uomo incinto. Tipo che ti chiedi dove glielo ficcano un ovulo da fecondare. Un ovulo che poi sarà di donna, perché prima dovrebbero allora trovare il modo per far ovulare un uomo. Che non sarebbe nemmeno tanto male così magari imparano che significa soffrire di quei fastidiosi doloretti nel periodo precisamente a metà del ciclo mestruale. Ciclo che … ce l’avranno poi il ciclo ‘st’uomini ? Bah. Comunque lo fecondano con sperma maschile, credo. O no ? Cioè, dico. Un uomo farà un figlio con un altro uomo in sostanza. Ma poi il seno maschile aumenta ? Se parte la montata lattea ? C’ha bisogno del reggiseno con le coppette ? Le contrazioni che possono esserci nel corso della gravidanza … ma che gli si contrae se l’utero non ce l’ha ? E quindi insomma tutto parte daccapo, prima con l’installazione uterina, poi ci ficcano l’ovulo, poi una spruzzata di sperma, e cresce la pancia. Dev’essere per forza così, sennò quì davvero le cose poi non tornano. I parti sempre cesarei … perchè scusa, da quale buco esce poi il bimbo ? E a papà lo chiamerà mamma praticamente. E alla donna la chiamerà zia. Vero anche che la mamma non è sempre, solo ed esclusivamente la donna che ti fa nascere. Potendo essere anche una donna diversa che non ti ha generato ma ti ha cresciuto, ad esempio. E lì c’avrai due mamme, una biologica ed una no. Non si potrà più dire di mamma ce n’è una sola, che già non si dice adesso quando per esempio vieni adottato. Se invece si tratterà sempre di transgender, e allora vuol dire che uno si sente maschio ma vuole mantenersi le ovaiette e l’uterino per far i bimbi. Quindi ti senti maschio ma poi neanche tanto scusa. ‘Sto quì dell’Oregon parla di desiderio di figli, che non è nè maschile nè femminile. Ci mancherebbe fosse un desiderio solo femminile ! Il punto è che le femminucce c’hanno l’ambaradàn per tutta la situazione. I maschietti no. Quindi non è che sei maschio, la verità è che sei femmina. Insomma, dici che ti senti maschio ma sei rimasto femmina per fare i figli. Capisco … Ok. Adesso irrompete con le vostre fantastiche e spicciole conclusioni sulla libertà di essere nella vita quel che si è, fatemi sentire le urla di sdegno sulla fobia della diversità, termine che non è offensivo ma lo è diventato, e cazzate così. Auguratemi il peggio, tacendomi di mente chiusa, moralismo di ‘sto paio di tette e robe del genere. Via, strada aperta a tutte le manfrine sul rispetto.  Questo modo confusionario di buttare giù le cose per iscritto non mi è conferente. Ma succede anche ai migliori. Lo ammetto. Quanto all’uomo(donna) incinto io mi confondo assai. E pure quanto all’incinto uomo(uomo).                                                                                      ( Punto e a capo )