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Topolino topoletto …

Mo, ci sta da dire un fatto. Vorrei capire una serie di cose che non capisco. E voi mi direte chissenefrega. E io vi rispondo che non ve ne deve fregare tanto…ma se state qua a leggere vuol dire che di me ve ne frega almeno un poco. Pure se sono cosette sceme. Il titolo del post è fuorviante appositamente. E non c’ho voglia di applicarmi a trovare un titolo decente. Che di decenza qui ce n’è poca. Ora, una cosa che vorrei capire è come diamine fare per mettere, quando mi gira la zurla, una canzone ai post. Voglio dire, mettiamo ilcaso che ti sentissi stanco di me…ecco, una qualunque. Mina, per esempio. Ma se anche fossero ACDC, non male. Il punto è che non ne vengo a capo. E, come un tempo, se blog deve essere sia. Ma quando c’ho voglia di una canzone qualcuno mi faccia capire come fare. Poi, un’altra cosa che vorrei capire è perché i clienti ottengono un risultato e non capiscono grazie a chi? Insomma, questo fatto è sconvolgente, ancora. Si. Dopo otto anni circa di professione. E infine, vorrei capire perché tutta la gente che scriveva sui blog ha smesso di farlo. Ma davvero feisbuc è tale e quale ad un blog? Va là, ma chi ci crede a queste panzane. Vorrei tanto ritrovare alcuni, ma dove li ripesco? Impossibile. Prendi per esempio Donato. Donato ha allietato le nostre giornate come pochi, ci faceva ridere da morire. Si ficcava impunemente nei nostri discorsi. Chissà che fa Donato. Starà su feisbuc anche lui a chattare come un matto? Uff. Fa freddo, il lavoro è da massacro ed in questo momento mi faccio cullare dalle note nostalgiche di A Salty Dog dei Procol Harum, che mi fanno tanto pensare a quel bravo blogger, nonché fisico e matematico mi pare, Weller60. Che era di una tenerezza infinita. E pure simpatico assai. A lui, me lo ricordo benissimo, Procol Harum piacevano tanto.  Il che mi rimanda ai tempi di myblog. Anzi di Alice. Anzi, di Virgilio. Che erano tempi belli tanto, si era fidanzati e ci si appassionava a tutto. Perfino a chi stava dall’altra parte dello schermo. Alle sue parole. Alla faccia che sapevi guardare anche se non vedevi. Conclusivamente vorrei anche dire all’etere che mi legge che una tantum c’è bisogno di scrittura sciolta. Dove l’io non è l’io di qualcun altro ma proprio l’io mio che, a volte, tiene troppo bisogno di uscirsene a fare una passeggiata. (Si capisce bene il tutto o necessita spiegazioni?)

Traslochéscion

Vediamo vediamo … prova prova si uno due tre … mmm … che strana sensazione! Bene, piacere Altervista sono una reduce dalla battaglia di Splinder! Veni vidi vici! Anzi, vici grazie a Duché (ahahahha!) che non so se chiamarla Duché o Finalmentemà o Donnariflé … voi altre, dove siete?! E comunque qui non mi piace per niente. Ah.

P.S. Qualcuno mi dice come cavolo si cambia il carattere dei post? Ecché!

Me lo credeva ma non me lo pensava (op. cit.)

 

 

 
  

Via, che qualcosa da dire ce l’ho eccome a voi altri. Tutto sommato sto bene, anche se il giorno in cui mi è salita una voglia matta di minestrone ho capito che il suo odore mi ammazza prima il cardias e poi le narici. Il che per me, amante della pietanza anzidetta, è un disastro e una gran tristezza. La notte ormai è deputata a levate e sdraiate in alternanza ogni tre – quattro ore circa. Beninteso, a dormire dormo. Sogno anche, e che sogni. E poi ci facciamo i discorsi intensi, io e il marito. Amore tutto bene? Si, amore, dormi. Ma dove vai? Devo andare in bagno, lo sai. Ok. (Al ritorno) Amore tutto ok? Ti ho detto di si, stai tranquillo dormi. Va bene, ma mi preoccupo. E non ti preoccupà! (Così per notti intere finché) Amore tutto ok? Si amò, tutt’appost’, pensa a dormire. Ma dove vai? Oh mamma mia e dove vado … mo’ mi vado a fare una passeggiata in centro, mi fermo a prendere un gelato e torno, vabbuò? Tu aspettami qui, dormi e statti sereno. Al che, ovviamente, non seguì risposta. Segno che riesco ancora nei miei intenti, quando lo voglio davvero. I miei ritmi a lavoro non sono diminuiti e conservo il mio solito stakanovismo anche se qualche volta mi sento un poco diminuita. In ogni caso tutti si stupiscono e mi dicono che continuo a dimostrare una inesauribile energia. Qualche giorno fa mi ha fatto visita una simpaticissima colica renale, che se faceva parte del pacchetto all inclusive gravidico mica qualcuno me l’aveva detto. Almeno mi preparavo psicologicamente. Dice che s’ingrassa ma io peso sempre uguale, almeno per ora a tre mesi quasi conclusi. Il che non é tanto male. Il marito sbandiera la notizia impunemente a chiunque incontri. Ha avuto delle ispezioni in ufficio e all’Ispettore gli fa oh, ma lo sa che mia moglie è incinta? E da uno riservato come lui non ci si aspetta tanta estroversia eh. Non lo riconosco più. Io invece dal canto mio continuo a ritrovare quel lato nebuloso mio tipico e lo dico solo se viene fuori l’argomento. Sento di vivere in una dimensione più interna che esterna. Gli altri, questa volta come altre volte in passato nelle cose fondamentali, sono una mera eventualità. L’altra sera è andato a cena con dei colleghi e mi chiede se mi sono sentita sola. Non sono più sola, ho buona compagnia adesso, dico sciorinando un sorriso sincero. Però una frignatina me la sono fatta lo stesso sperando che non tornasse tardi. Il mio cucciolo venerdì scorso era di 3 centimetri. All’ultima ecografia l’avevo lasciato di 5 millimetri. Quindi sta diventando un gigante, grande e forte che nessuno potrà mai sconfiggere. Il suo cuore batte velocissimo ed io mi sono rassicurata nel sentirlo. A me è venuta una risata incredibile quando la ginecologa mi ha detto se stai ferma ferma ti faccio vedere che si muove anche. Quando ho visto il movimento impercettibile quasi ho pensato dentro di me .. no, non ci credo. E sono scoppiata in una risata lunghissima, proprio una risata di cuore. La dottoressa mi dice che a questo punto del film tutte piangerebbero per l’emozione. Io le ho detto che le lacrime le uso per il dolore e che per l’emozione della felicità tengo una forma diversa di espressione, la risata pazza. Si muoveva e io ho pensato … ma dove vuoi andare, devi stare con mamma tua! Il marito commosso, io che non riuscivo a smettere di ridere, la dottoressa che provava ad essere seria e il cucciolo che si muoveva. Un bel quadretto davvero. Comunque alla ginecologa ci sto simpatica. Certi giorni penso chissà se sarò in grado, se sarò capace. Se sarò. E io spero che sarò. E comunque pensandoci io sono già. Mi sembra un ottimo punto di partenza, in fondo. Quando vado a lavoro a piedi con la musica nelle orecchie mi chiedo se gli piace. E sto leggendo, quando la sera non crollo, l’ultimo libro di Grisham e chissà se gli piace il genere. Le cose di giustizia gli piacciono, lo so per certo. Così come so che gli piace sentire la mia voce e quella del papà quando ci facciamo le coccole. Gli piace anche quando passeggio, e gli piacerà ancor di più il fatto che, a breve, io riprenda le lezioni di danza del ventre perché ‘sto fatto di dover aspettare ancora almeno quindici giorni mi debilita un po’ psicologicamente. La scorsa settimana sono stata alla scuola a salutare l’insegnante e le mie compagne e, che dire, salti di gioia e allegria nel vedermi. Gli piacete anche voi, in qualche modo. Davvero. Il papà è convinto che sia maschio, o forse semplicemente gli piacerebbe un maschio. Io non sono convinta di niente e penso che mi piacerà sia se è un maschio sia se è una femmina. Sarà quel che sarà e comunque sarà un grandissimo successo. E poi penso che mi vorrà bene e questo è il pensiero che mi scioglie. Io lo amo già. E vi giuro non pensavo, non pensavo davvero mi sarei rimbecillita a questa maniera. Ecco qua. 
 
 

 

 

Poi sì, qualche novità c’è. A maggio finalmente inizio il Master di specialistica in Psicologia Giuridica e Criminologia Forense. Ah, una bella botta della durata di un anno per tutto ciò che ha a che fare con la interazione tra la psicologia ed il diritto. Dalla violenza sessuale al bullismo, dal mobbing all’affidamento dei minori, dalle parafilìe alla valutazione della imputabilità e della pericolosità sociale, dallo stalking all’attendibilità delle testimonianze tra vere e false memorie. Mbè, sto emozionata. Come tutte le volte in cui sono davanti a novità che non possono fare altro che insegnarmi e soprattutto stupirmi. Attendo impaziente come una bimba, tralasciando l’importanza del costo economico ed il fatto di impegnarmi il sabato e la domenica. Poi, un’altra novità è che abbiamo uno specchio bellissimo all’ingresso ed un mobile che abbiamo atteso per molto. Voi direte, chi se ne frega. A me, ancora di meno frega che a voi non freghi niente. Poi, la mia maestra di danza orientale è scappata in Turchia perché la mamma non sta bene. Mò, a me dispiace per carità. Il bello è che non si sa quando torna. L’altra novità è che la bassezza e la ignoranza della gente continua davvero a divertirmi e farmi ridere. Ed io che pensavo di non esserne più capace.

 

Per la cronaca

 

 


Ogni tanto un contatto corpo a corpo con gli amici del web ci vuole. E le occasioni, che sono sempre gentilmente concesse e mutuate da impegni professionali devastanti sia fisicamente che psicologicamente on the road, spesso non mi mancano. Ultimamente giro in giro come una trottola impazzita. Ma questa mattina mi ha fermata la Duché. Conclusi gli impegni lavorativi proprio nella sua città, scese le scale e affacciatami sulla strada, percorsa una decina di metri ho finalmente potuto vedere lo studio che ha messo su e riabbracciarla, che non ci si incontrava dalla visita alla mostra degli Fratelli Scuotto della scorsa estate. S’è chiacchierato di varie ed eventuali. S’è discusso delle diverse attitudini ed anche dei diversi modi di essere e di affrontare le cose e le persone. S’è parlato di mariti, di sogni che son desideri, di lavoro e di tante altre piccole realtà della vita quotidiana. Ma soprattutto si è tentato di tenere a bada Blake, un labrador che è tanto simpatico quanto cacacazzo che ti si butta addosso come una catastrofe naturale. Perché dovete sapere che Blake somiglia alla sua padrona. Mica per dire, le somiglia proprio. Anche in viso. Praticamente Duché c’ha la faccia da labrador. E dopo tanto che la conosco anche queste sono scoperte sensazionali da condividere. E comunque è un cane spiritato perché secondo me non è normale. Proprio come la padrona è spiritata e non è normale mica. Però a me la gente spiritata piace, in fondo. Perché ha quel quid di pazzia che mi rassicura. È incapace di indossare maschere perché si mostra in tutta la sua ossessività e naturalezza. O sarà solo perché in fin dei conti lei è e resta sempre la prima persona alla quale, attraverso questi schermi virtuali, mi sono affezionata ormai un bel po’ di anni fa. La prima che ho incontrato vis à vis. La prima cui ho voluto bene da subito. Di certo l’unica con cui non c’è bisogno di spiegare per sapere con certezza reciproca di cosa è fatto tutto ciò che ci lega.

 

 

 

 

Cari miei tutti all’ascolto e non, sono entusiasta e ve lo comunico ufficialmente. Io tra qualche giorno inizio a fare cose turche. Imparerò da una del mestiere e della nazione, è pure simpatica anche se ha un italiano che lascia a desiderare e non la capisco bene. Turkish belly dance. Il marito è curioso, in fin dei conti, di vedere cosa ne verrà fuori. Io ho già in mente di regalargli uno spettacolino vis à vis come si deve. Ah.

 

 

E così accadde che andammo al cinema, trovammo le sale chiuse – e ci fu detto che fare domande era vietato –

 

 

Questo spot non s’ha da fare. Così tuonò Mamma Rai, cercando malamente di assumere il tono tipico del genitore che riprende il bimbetto sorpreso con le mani nel barattolo della marmellata. Il divieto di rendere visibile in tv lo spot pubblicitario del film Videocracy, in visione al cinema dal 4 settembre, si incastra alla perfezione nel disegno totalitario di potere nelle mani di Re Silvio, imprenditore anche, ma non solo, nel mercato della telecomunicazione (pubblica e privata, rectius di Stato) oltre che Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo della Repubblica d’Italia.  

 

E così si continua a vivere in un regime di vera e propria censura. Nel frattempo Bossi bisticcia con il Vaticano che improvvisamente viene etichettato di sinistra (il che è davvero il colmo della storia del cristianesimo nel mondo da quando nacque a chissà quando sarà), il figlio di Bossi rimbalza il clandestino su Facebook senza provare un minimo di vergogna per il suo curriculum vitae et studiorum, e Fini tenta, diviso tra il ruolo di Presidente della Camera e di rappresentante di un partito nelle file della coalizione di maggioranza, di riappacificare gli animi mettendo però altra carne a cuocere. Re Silvio, scomparso per qualche giorno, torna alla ribalta e va a farsi una penitenza alla sua maniera in quel della Perdonanza, mentre ancora attende di essere ricevuto dal Papissimo Ratzinger, che a quanto pare non ne vuol sapere. Nel frattempo siamo lieti di fregiarci del titolo di italiani. Non detto come lo diciamo noi, italiani. No. Detto come lo pronunciò un cameriere in Messico, che accanto alla parola italiani proferì magicamente Bereluscone, e mi rise in faccia come un piccolo, simpatico, dispettoso monello.

 

Ed infine salta la cena tra Bertone e Re Silvio perché Feltri ha stampato in prima pagina un articolo indicibile sul direttore di Avvenire, il Premier fa causa a Repubblica perchè le domande che gli vengono poste da non si sa più quanto tempo, a cui non c’è risposta alcuna, sono retoriche mentre Zagrebelsky, Rodotà e Cordero lanciano un appello sulla libertà di informazione. Insomma, la retorica è un reato di talché comporterebbe il risarcimento di inqualificati ed inqualificabili danni. Cicerone, sappi che per quanto grande avvocato fosti, retore ed oratore, non ci hai insegnato un’arte buona e fruttuosa, arte in cui io stessa ho investito anni, tempo, denari e bla bla onorando i tuoi antichi scritti. Ci hai insegnato una condanna ! Ti facevi i cazzi tuoi era meglio. Come sempre, del resto

 

o.t. Non credevo di scrivere così tanto sulla politica. Non mi è mai piaciuto, e forse continua a non piacermi. Questo blog è da sempre stato creato e scritto per altro. Ma è proprio vero che la rete è l’unico mezzo di libertà per i cittadini di questa nazione. E certi bisogni sono forse più di natura sociale e culturale che squisitamente politica. Ormai lo stato delle cose è in totale decadenza ed il tutto è talmente tanto indegno che non si può tacere. God bless Italy. Please, aggiungerei. Se necessario, God, piango pure.

 

 

 

 

 

E poi niente, alcune cose sono diventate lentissime, come placide, mentre altre viaggiano ad una velocità prima d’ora mai pensata. Tanti progetti, molte idee. Impegni permettendo, anche andare qui insieme alla Duche, e chiunque altro vorrà accompagnarsi. Ed infine ho da fare un pubblico in bocca al lupo al mio preferito tra i candidati alla carica di Sindaco della mia città. Se tutto va bene, ne vedremo delle belle.