Il mostro

 

L’ho visto. Si è nascosto tra le pieghe delle mani chiuse a pugno. L’ho visto, era lì. Proprio lì sotto la pelle, in quei fiumi viola che sono le vene. Pompano, e pompano ancora il sangue fino alle estremità. Perché la vita è così pressante, attenta come un atleta pronto alla partenza. Boom. Colpo in aria. Si parte. E corri, e corri. Ti sta alle calcagna. Io ti vinco! Oh si vedrai. Io ti vinco.
L’ho visto. Era proprio là sotto. Piccolo piccolo, chiuso come un neonato nella sua copertina. Piccolo, appena nato. Che presto cresce e presto si mette in piedi e si espande. E presto scopre. E scopre ogni punto possibile. E lì si attacca, come fanno i bambini che non lasciano i pantaloni del papà durante le prove di cammino. Come fanno i bambini. Che piagnucolano. E capricci a non finire. Che vogliono sicurezza. E per questo non mollano il tuo seno finché non decidi che basta. Vai da solo. Ce la puoi fare.
L’ho visto, e questa volta l’ho anche sentito. Strillava, o almeno ci provava. La voce era flebile ma io sono riuscita a capire ogni sillaba. Preghiera, che niente vada perduto. Richiesta, che tutto abbia un suo spazio. Certezza, che il momento sarebbe stato quello giusto. Per te. Ma non per me, che manchi da morire.

Un pensiero su “Il mostro

  1. Cieli

    Sto soffocando dalla mole enorme di lavoro e proprio nel picco decido di staccare, chiudere la porta e venirmene qualche minuto qui, prima a casa mia, poi a casa tua.
    Ho smesso di fumare anni fa, ma venire qui è come aver conservato il piacere di tirare una boccata mentre la sigaretta la tieni poggiata tra due dita e le altre corrono sulla tastiera e gli occhi, socchiusi ogni tanto, leggono.
    E il cervello si ossigena, e il cuore si ammorbidisce, i grumi si sciolgono e ti rilassi tutta.

    Come sempre la tua precisione chirurgica taglia dove serve.
    Amica mia dell’anima.

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